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Esteri e Geopolitica · Apertura sabato 8 agosto 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Trump vede vicina la fine della guerra con l'Iran, il Mossad rimuove due vertici

Washington e Teheran, mediate dall'Oman, sarebbero a un passo da un'intesa sulla riapertura dello Stretto di Hormuz dopo cinque mesi di conflitto. In Israele il Mossad allontana due alti funzionari per un piano fallito contro la leadership iraniana.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di 652234 su Pixabay

Il presidente statunitense Donald Trump ha detto di aspettarsi che la guerra contro l’Iran finisca presto, mentre Teheran e Muscat lavorerebbero a un’intesa per riaprire lo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo al centro del conflitto che dura da cinque mesi. Trump aveva già annunciato di aver annullato un attacco pianificato contro l’Iran, dopo che Teheran e altri Paesi della regione gli avevano chiesto di fermare le operazioni militari.

Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha confermato che un accordo per riaprire lo stretto è vicino, definendo i negoziati in corso l’ultima occasione utile per chiudere il conflitto.

I contorni di un accordo sono stati concordati — Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti

Sul fronte diplomatico, l’obiettivo di Teheran nei colloqui con l’Oman sarebbe fissare intese temporanee, della durata massima di tre mesi, per regolare il transito nello stretto piuttosto che un accordo definitivo. Si tratterebbe quindi di un passo intermedio, non della chiusura del dossier: un meccanismo che le parti potrebbero rinnovare o lasciar cadere entro la primavera.

Bessent ha lasciato intendere che l’intesa potrebbe materializzarsi nel giro di ore.

C’è la possibilità di un accordo oggi o domani — Scott Bessent, Segretario al Tesoro Usa

La reazione di Teheran alle parole di Trump è arrivata dal ministro della Difesa iraniano, che su X ha scritto che il Paese non è “né sorpreso né passivo” di fronte all’annuncio statunitense e resta in stato di allerta. Una formula che segnala prudenza: Teheran non conferma né smentisce apertamente la trattativa, ma non la respinge.

Sul fronte israeliano, intanto, il servizio segreto Mossad ha rimosso due alti funzionari ritenuti responsabili del fallimento di un piano volto a rovesciare il governo iraniano. La decisione ha provocato reazioni contrariate all’interno dell’establishment della sicurezza del Paese. Su questo episodio, al momento, non risultano conferme indipendenti: la notizia proviene da un’unica origine (The New Arab), la stessa che riporta anche i retroscena sui negoziati di Hormuz.

Il quadro complessivo resta quindi a due velocità: da un lato l’annuncio pubblico di un possibile accordo imminente sul transito marittimo, dall’altro le tensioni interne agli apparati di sicurezza israeliani che il fallimento del piano contro Teheran ha reso visibili. Nessuna delle due parti ha fornito, per ora, un testo dell’intesa o una data di firma.

Ciò che risulta verificabile è la proposta sul tavolo: un’intesa temporanea, non oltre i tre mesi, per la gestione del traffico marittimo nello stretto. Da questa cornice, più che dagli annunci di Trump, dipenderà se i prossimi giorni porteranno davvero alla fine delle ostilità o a un’ennesima proroga dei negoziati.

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