Redazione Zero Sezioni

Aggiornato il 8 ago, 06:30 (IT) 8 ago 2026

Politica e Geopolitica · Apertura sabato 8 agosto 2026 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Hamas accetta di disarmare a Gaza, ma pone due condizioni a Israele

Per la prima volta il gruppo palestinese appoggia un piano dettagliato per la consegna delle armi, legandolo però al rispetto del cessate il fuoco da parte israeliana e alla nascita di uno Stato palestinese. Nel fine settimana gli attacchi israeliani hanno ucciso almeno 26 persone.

Per la prima volta da quando è in corso il conflitto a Gaza, Hamas ha detto sì a un piano specifico per la consegna delle proprie armi. È un passaggio che il Board of Peace, l’organismo sostenuto dagli Stati Uniti incaricato di vigilare su un accordo di pace di lungo periodo nella Striscia, aveva sollecitato pubblicando una tabella di marcia rivista in quindici punti per il cessate il fuoco.

L’apertura, tuttavia, arriva con due condizioni che ne limitano la portata immediata. Un alto funzionario del gruppo ha dichiarato alla rete americana CNN che la consegna delle armi avverrà soltanto se Israele rispetterà a sua volta gli impegni previsti dall’accordo di cessate il fuoco. Non è chiaro, dal testo diffuso, quali siano nel dettaglio questi impegni né entro quale termine dovrebbero essere verificati.

La seconda condizione posta da Hamas è più radicale e riguarda l’esito politico del conflitto: il disarmo, ha detto il gruppo militante, è legato alla creazione di uno Stato palestinese. È una richiesta che l’attuale governo israeliano rifiuta, il che rende plausibile che l’intesa annunciata resti, per ora, più una dichiarazione di intenti che un percorso operativo definito.

Sul terreno, intanto, la violenza non si è fermata. Gli attacchi israeliani nella Striscia di Gaza hanno ucciso almeno 26 persone durante un fine settimana, secondo il ministero della Salute locale. È un dato che arriva mentre le due parti discutono, sulla carta, i termini di una tregua più stabile — una contraddizione che la tabella di marcia in quindici punti non risolve da sola.

La distanza tra gli annunci diplomatici e le condizioni materiali nella Striscia emerge anche dai resoconti di chi è rientrato nei propri quartieri dopo mesi di combattimenti: abitazioni danneggiate, servizi essenziali interrotti, reti idriche ed elettriche non funzionanti in ampie zone della Striscia, secondo quanto riportato dalla stampa statunitense. È un quadro che restituisce la scala del problema che qualunque piano di disarmo dovrà affrontare in parallelo: la ricostruzione materiale di un territorio privo, in molte aree, dei servizi di base.

Il quadro che emerge da queste informazioni è quindi a due velocità. Da un lato c’è un documento formale, la tabella di marcia del Board of Peace, che per la prima volta ottiene un’apertura di principio da parte di Hamas sul tema più delicato del negoziato, quello delle armi. Dall’altro ci sono le condizioni sul terreno — attacchi che continuano a provocare vittime, quartieri privi di servizi di base — che rendono quell’apertura di principio ancora distante da un’attuazione concreta.

Resta da capire cosa intenda Israele per “rispettare la sua parte dell’accordo di cessate il fuoco”, la condizione che secondo il funzionario di Hamas citato da CNN determina l’avvio effettivo del disarmo. Su questo punto, così come sulla richiesta di uno Stato palestinese respinta dal governo israeliano, il testo della tabella di marcia in quindici punti non offre, per ora, ulteriori dettagli pubblici.

Il bilancio delle vittime del fine settimana — almeno 26 morti secondo il ministero della Salute di Gaza — è il dato istituzionale più solido a disposizione in questa fase, ed è quello che misura la distanza tra il linguaggio diplomatico del piano e la situazione quotidiana nella Striscia.

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