Il petrolio sale sulle minacce di Trump all'Iran, le borse migliorano in attesa dei dati Usa
Il greggio Wti tocca 83,47 dollari dopo un nuovo avvertimento del presidente statunitense a Teheran, mentre le piazze europee virano al rialzo nel pomeriggio in vista dell'inflazione statunitense di luglio.
Il prezzo del petrolio Wti è salito a 83,47 dollari al barile e il gas è aumentato del 3,39 per cento dopo l’ennesima minaccia del presidente statunitense Donald Trump all’Iran. Lo riportano Ansa e Borse.it, che descrivono operatori di mercato ancora impegnati a valutare le tensioni in Medio Oriente e i dubbi sul pieno ripristino dei flussi nello Stretto di Hormuz, nonostante le rassicurazioni diplomatiche circolate nei giorni scorsi.
Sul fronte opposto, il Pakistan ha segnalato che Stati Uniti e Iran sarebbero vicini a un accordo, una notizia che ha contribuito a un’apertura in lieve rialzo di Wall Street. Le due informazioni — la minaccia di Trump e l’indiscrezione pachistana su un’intesa imminente — convivono nella stessa giornata di mercato, con effetti opposti su petrolio e borse.
In Europa, le piazze si sono mosse con cautela per l’intera mattinata in vista del dato sui prezzi al consumo statunitensi di luglio, considerato decisivo per orientare le prossime mosse della Federal Reserve sui tassi. Milano era risultata l’unica piazza verde del continente nella prima parte della giornata. Nel pomeriggio il quadro è migliorato ovunque, insieme ai futures statunitensi:
| Piazza | Variazione pomeridiana |
|---|---|
| Francoforte | +0,53% |
| Milano | +0,25% |
| Madrid | +0,26% |
| Londra | +0,05% |
Lo spread tra Btp e Bund decennali tedeschi si è mantenuto sotto i 78 punti, con il rendimento italiano in calo al 3,91 per cento.
Sullo sfondo macroeconomico italiano, l’Istat ha comunicato che a luglio l’indice nazionale dei prezzi al consumo è salito del 2,9 per cento su base annua, in calo dal 3,0 per cento di giugno ma sopra la stima preliminare che indicava un 2,8 per cento. Il dato proviene da una sola fonte disponibile in questa raccolta, la rilevazione ufficiale dell’Istat: non essendoci una seconda origine indipendente che lo confermi, lo riportiamo dichiarandolo. Il mercato guarda ora ai prezzi al consumo statunitensi attesi nel pomeriggio, l’informazione che i trader considerano più utile per anticipare le prossime decisioni della Fed sui tassi.
← Archivio · Prima pagina · Editoriali passati · Segnala un errore