Migranti, Bruxelles convoca i ministri dopo la crisi di Ceuta
Ventidue Paesi Ue, con Italia e Danimarca capofila, hanno chiesto una sessione straordinaria sulla gestione delle frontiere. Assenti tra i firmatari Francia e Portogallo. Scontro aperto tra Roma e Madrid.
I ministri dell’Interno dei 27 Paesi dell’Unione europea si sono riuniti in sessione straordinaria per discutere sicurezza interna, frontiere esterne e immigrazione irregolare, dopo la crisi degli attraversamenti a Ceuta. La convocazione è arrivata su richiesta di 22 Stati membri, che hanno firmato una lettera con Italia e Danimarca in prima linea. Tra i governi che non compaiono tra i firmatari figurano Francia e Portogallo.
Nel Coreper, il comitato dei rappresentanti permanenti che prepara i lavori del Consiglio, la delegazione italiana ha richiamato i contenuti della lettera, insistendo sulla necessità di un approccio comune europeo al contrasto dell’immigrazione irregolare invece di risposte nazionali frammentate. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha accettato di fare il punto sulla crisi, ribadendo che contrastare l’immigrazione illegale richiede solidarietà tra Stati membri e una risposta unitaria a livello Ue.
Sullo sfondo della riunione resta la tensione diplomatica tra Italia e Spagna sulla gestione dei flussi migratori. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha attribuito responsabilità ad altri governi europei, dichiarando: «Ci sono stati Stati e governi che non si sono dimostrati all’altezza».
Il contesto che ha innescato la convocazione straordinaria è la crisi degli attraversamenti a nuoto verso Ceuta, l’enclave spagnola in territorio marocchino diventata negli anni un punto di passaggio per chi tenta di raggiungere l’Unione europea senza le vie legali. Almeno 88 migranti irregolari sono morti nel tentativo di attraversare a nuoto il mare per raggiungere la Spagna dal Marocco.
La spaccatura tra i 22 Paesi firmatari della richiesta di sessione straordinaria e i governi che non hanno aderito, in particolare Francia e Portogallo, riflette divisioni di lunga data all’interno dell’Unione sul tema migratorio: da un lato gli Stati di primo arrivo che chiedono meccanismi di redistribuzione e maggiore coordinamento nel controllo delle frontiere esterne, dall’altro Paesi meno esposti geograficamente agli sbarchi che privilegiano approcci diversi, spesso concentrati su rimpatri e accordi bilaterali con i Paesi di transito.
Al termine dell’incontro non sono state annunciate misure operative immediate: la sessione ha avuto la funzione di mettere a confronto le posizioni dei governi in vista di futuri negoziati sul pacchetto migrazione dell’Unione. Il Coreper resta il tavolo tecnico dove le richieste dei 22 Stati dovranno tradursi in proposte concrete da sottoporre al Consiglio.
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