Wall Street vicina ai massimi dopo l'inflazione più debole del previsto
Sviluppo della giornata: dopo che l'inflazione statunitense aveva rassicurato i mercati asiatici, Wall Street registra guadagni con l'S&P 500 vicino ai record e i rendimenti dei Treasury in calo.
Dopo che questa mattina i mercati asiatici avevano reagito positivamente a un dato sull’inflazione statunitense in linea con le attese, la seduta di Wall Street ha confermato quella lettura con guadagni concreti: l’indice S&P 500 si è avvicinato a nuovi massimi storici, mentre i rendimenti obbligazionari sono scesi ulteriormente. Lo riporta Bloomberg, che attribuisce il movimento a ulteriori segnali di moderazione dell’inflazione.
Il dato più concreto riguarda i rendimenti dei Treasury a due anni, scesi di sei punti base al 4,14 per cento. Sul fronte delle attese di politica monetaria, i mercati monetari hanno ridotto al 35 per cento la probabilità di un rialzo dei tassi della Federal Reserve a settembre, contro il 50 per cento stimato a inizio settimana: una revisione che riflette la lettura del dato sull’inflazione come elemento a favore di una pausa della banca centrale, non di un nuovo intervento.
Bill Adams, capo economista di Fifth Third Commercial Bank, ha commentato il rapporto sui prezzi al consumo di luglio secondo quanto riportato da TheStreet: a suo giudizio il dato basta appena a spingere la Fed verso una pausa nei tassi alla riunione di settembre.
Rispetto alla lettura di questa mattina — che si limitava a registrare l’assenza di sorprese negative nel dato asiatico — il pomeriggio aggiunge quindi due elementi concreti: la reazione effettiva di Wall Street, con l’S&P 500 vicino ai massimi storici, e la traduzione di quella reazione in una probabilità più bassa di un rialzo dei tassi a settembre. Il quadro che se ne ricava è quello di un mercato che non si limita più a scommettere sull’assenza di brutte notizie, ma inizia a prezzare concretamente una pausa della Federal Reserve nella prossima riunione.
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