Hattusa, riemerge un magazzino di 3.800 anni fa; Anadolu riferisce anche tre tombe di età ellenistica
Nell'antica capitale ittita, in Anatolia centrale, gli scavi hanno esposto sedici grandi giare da stoccaggio databili al 1800-1750 a.C. Nella stessa area, secondo l'agenzia turca Anadolu, sono state individuate tre sepolture di duemilatrecento anni fa, una con scheletro completo.
Hattusa, nel distretto di Boğazkale, provincia di Çorum, è iscritta nella lista del Patrimonio mondiale UNESCO, e le tavolette cuneiformi di Boğazköy-Hattusa figurano nel registro Memory of the World. La campagna di scavo in corso riguarda due ritrovamenti separati da circa millecinquecento anni, entrambi collocati sul versante nordoccidentale della cittadella.
Il complesso di stoccaggio. Secondo quanto riferito dalla direzione degli scavi e riportato da Arkeonews, gli archeologi hanno individuato un ampio complesso destinato all’immagazzinamento risalente all’incirca a 3.800 anni fa, nel periodo delle colonie commerciali assire. La struttura si trova sul versante nordoccidentale di Büyükkale, in una posizione compresa fra quello che sarebbe poi diventato il palazzo reale ittita e il Grande Tempio. Gli scavi hanno finora esposto sedici grandi giare da magazzino, incassate in un pendio ripido terrazzato appositamente per accogliere l’edificio. Il direttore degli scavi, Andreas Schachner, colloca il complesso attorno al 1800-1750 a.C., nel Bronzo Medio. Su questo ritrovamento la notizia proviene al momento da un’unica origine (la direzione degli scavi di Hattusa); nessuna conferma indipendente disponibile.
Il dettaglio cronologico è la parte interessante. Il periodo delle colonie commerciali assire precede la fase in cui Hattusa diventa capitale imperiale: il ritrovamento riguarda quindi il sito prima del suo momento di massima notorietà. Un complesso di stoccaggio di quelle dimensioni, terrazzato su un pendio ripido — cioè costruito con un investimento di lavoro non banale — indica un’attività economica organizzata già in quella fase. Non è un dettaglio scontato: negli anni Sessanta, circa trenta metri a nordest dell’area di scavo attuale, era già stata individuata un’altra struttura analoga, il che suggerisce che non si tratti di un episodio isolato ma di un sistema.
Le tombe, secondo Anadolu. Il secondo ritrovamento va riportato per quello che è: una notizia diffusa dall’agenzia turca Anadolu insieme alla direzione degli scavi, senza verifiche indipendenti disponibili. Secondo Anadolu, nella stessa area sono emerse tre sepolture databili a circa 2.300 anni fa, di epoca proto-ellenistica e galata, collocabili fra la fine del IV e il III secolo a.C.; una di esse conserverebbe uno scheletro completo, con un coltello deposto accanto alla spalla destra. La stessa ricostruzione indica che il cimitero è emerso mentre la squadra lavorava per liberare l’area attorno a una vicina struttura di stoccaggio. I materiali dell’agenzia sono ripresi da Türkiye Today e da Arkeonews: due riprese di un’unica origine, non due origini.
Sempre secondo Anadolu, le tre nuove sepolture si aggiungono a un insieme già noto: cinque tombe trovate nella stessa area l’anno precedente, tre delle quali di donne, e nove ulteriori sepolture dello stesso periodo individuate a ovest dell’area di scavo. Il totale che l’agenzia riferisce come conosciuto sale così a diciassette.
Perché i due ritrovamenti si leggono insieme. La vicinanza dichiarata è il punto. Un’area che nel Bronzo Medio serviva a conservare derrate, e che secoli dopo ospita il palazzo reale e poi la città imperiale, in età proto-ellenistica e galata sarebbe stata usata come cimitero. È la sequenza tipica dei siti pluristratificati: la funzione cambia, la posizione resta, e ogni fase riusa lo spazio della precedente sovrapponendovisi. Che il cimitero sia emerso proprio mentre si liberava l’area attorno al magazzino, come riferisce l’agenzia, non è una coincidenza fortunata: è il modo ordinario in cui la stratigrafia restituisce le fasi in ordine inverso rispetto a quello in cui si sono depositate.
Sul complesso di stoccaggio il dato pubblicabile resta quello della direzione degli scavi: sedici giare esposte e una datazione al 1800-1750 a.C. Sul cimitero, il conteggio di diciassette sepolture censite nell’area nordoccidentale è per ora un’informazione attribuita ad Anadolu, che una pubblicazione scientifica dello scavo potrebbe confermare o correggere.
← Archivio · Prima pagina · Editoriali passati · Segnala un errore