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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Europa · Analisi lunedì 17 agosto 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Spagna: la media dei sondaggi di agosto dà a PP e Vox la maggioranza assoluta

Le rilevazioni collocano il Partito popolare al 32,3%, il PSOE al 27,1% e Vox al 17,1%. Un sondaggio Ipsos per La Vanguardia assegna 196 seggi alla somma delle destre. Storia nuova: in Europa, il mattino aveva Ceuta.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Gonzalo Carlos Novillo Lapeyra su Pexels

In Europa l’edizione del mattino si era fermata su Ceuta e sulla quarta visita di un ministro spagnolo nella città autonoma. Questa analisi guarda allo stesso Paese da un altro angolo, quello dei numeri elettorali, e non è un aggiornamento del pezzo di stamattina: è una storia distinta.

La media dei sondaggi pubblicati in agosto 2026 colloca il Partito popolare al 32,3%, il PSOE al 27,1%, Vox al 17,1% e Sumar al 6,4% (Colmena de Datos). Il dato che conta più delle singole percentuali è la somma dei blocchi: PP e Vox arrivano al 49,4%, contro il 36,6% dell’insieme PSOE-Sumar-Podemos. Sono quasi tredici punti di distanza fra le due coalizioni potenziali, uno scarto che nel sistema elettorale spagnolo si amplifica nella conversione in seggi.

ForzaMedia agosto 2026
PP32,3%
PSOE27,1%
Vox17,1%
Sumar6,4%
PP + Vox49,4%
PSOE + Sumar + Podemos36,6%

La traduzione in Parlamento la fornisce una rilevazione Ipsos per La Vanguardia: 132 seggi al PP, 111 al PSOE, 64 a Vox e 12 a Sumar, con PP e Vox insieme a 196 seggi, cioè sopra la maggioranza assoluta del Congresso (Demócrata). È il punto politicamente decisivo: non conta solo che il PP sia primo, ma che i due partiti alla sua destra dispongano, nelle stime, dei numeri per governare senza dover cercare voti in altre famiglie parlamentari. È la condizione che nella legislatura in corso è mancata al centrodestra spagnolo.

Il secondo elemento riguarda il PSOE, e va letto con qualche cautela. Il 27,1% della media indica una stabilizzazione più che un crollo: il partito di Pedro Sánchez resta secondo con un distacco di poco più di cinque punti dal PP, e nella stima Ipsos porta 111 deputati, contro i 132 del PP. Le due misure — il consenso del singolo partito e la somma del blocco — non si contraddicono: la prima descrive la tenuta del voto socialista, la seconda la sua insufficienza aritmetica quando si aggregano gli alleati, che restano al 36,6% complessivo e a 123 seggi nella somma di PSOE e Sumar.

Sul clima politico c’è un terzo dato, più duro degli altri e per natura più fragile, perché misura opinioni e non intenzioni di voto: secondo un sondaggio SocioMétrica per El Español il 70% degli spagnoli ritiene che il governo debba dimettersi per gli scandali di corruzione (Demócrata). Una percentuale così ampia comprende necessariamente una parte dell’elettorato che continua a dichiarare voto per il PSOE, e questa è esattamente la tensione che le rilevazioni fotografano: il giudizio sull’esecutivo è più negativo del travaso dei voti verso le opposizioni.

Va detto che si tratta di sondaggi, non di elezioni: nessuna consultazione generale è in calendario nel materiale disponibile, e le medie di agosto sono costruite su rilevazioni condotte nel mese meno rappresentativo dell’anno politico. Vale però come misura della pressione sull’esecutivo, ed è la ragione per cui la vicenda circola fuori dai confini: le prime pagine dei quotidiani italiani del 17 agosto riprendono i sondaggi spagnoli sfavorevoli a Sánchez (Sky TG24).

Il numero da tenere è 196: finché le stime lo confermano, ogni crisi del governo spagnolo ha già una maggioranza alternativa disponibile sulla carta.

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