Spagna: la media dei sondaggi di agosto dà a PP e Vox la maggioranza assoluta
Le rilevazioni collocano il Partito popolare al 32,3%, il PSOE al 27,1% e Vox al 17,1%. Un sondaggio Ipsos per La Vanguardia assegna 196 seggi alla somma delle destre. Storia nuova: in Europa, il mattino aveva Ceuta.
In Europa l’edizione del mattino si era fermata su Ceuta e sulla quarta visita di un ministro spagnolo nella città autonoma. Questa analisi guarda allo stesso Paese da un altro angolo, quello dei numeri elettorali, e non è un aggiornamento del pezzo di stamattina: è una storia distinta.
La media dei sondaggi pubblicati in agosto 2026 colloca il Partito popolare al 32,3%, il PSOE al 27,1%, Vox al 17,1% e Sumar al 6,4% (Colmena de Datos). Il dato che conta più delle singole percentuali è la somma dei blocchi: PP e Vox arrivano al 49,4%, contro il 36,6% dell’insieme PSOE-Sumar-Podemos. Sono quasi tredici punti di distanza fra le due coalizioni potenziali, uno scarto che nel sistema elettorale spagnolo si amplifica nella conversione in seggi.
| Forza | Media agosto 2026 |
|---|---|
| PP | 32,3% |
| PSOE | 27,1% |
| Vox | 17,1% |
| Sumar | 6,4% |
| PP + Vox | 49,4% |
| PSOE + Sumar + Podemos | 36,6% |
La traduzione in Parlamento la fornisce una rilevazione Ipsos per La Vanguardia: 132 seggi al PP, 111 al PSOE, 64 a Vox e 12 a Sumar, con PP e Vox insieme a 196 seggi, cioè sopra la maggioranza assoluta del Congresso (Demócrata). È il punto politicamente decisivo: non conta solo che il PP sia primo, ma che i due partiti alla sua destra dispongano, nelle stime, dei numeri per governare senza dover cercare voti in altre famiglie parlamentari. È la condizione che nella legislatura in corso è mancata al centrodestra spagnolo.
Il secondo elemento riguarda il PSOE, e va letto con qualche cautela. Il 27,1% della media indica una stabilizzazione più che un crollo: il partito di Pedro Sánchez resta secondo con un distacco di poco più di cinque punti dal PP, e nella stima Ipsos porta 111 deputati, contro i 132 del PP. Le due misure — il consenso del singolo partito e la somma del blocco — non si contraddicono: la prima descrive la tenuta del voto socialista, la seconda la sua insufficienza aritmetica quando si aggregano gli alleati, che restano al 36,6% complessivo e a 123 seggi nella somma di PSOE e Sumar.
Sul clima politico c’è un terzo dato, più duro degli altri e per natura più fragile, perché misura opinioni e non intenzioni di voto: secondo un sondaggio SocioMétrica per El Español il 70% degli spagnoli ritiene che il governo debba dimettersi per gli scandali di corruzione (Demócrata). Una percentuale così ampia comprende necessariamente una parte dell’elettorato che continua a dichiarare voto per il PSOE, e questa è esattamente la tensione che le rilevazioni fotografano: il giudizio sull’esecutivo è più negativo del travaso dei voti verso le opposizioni.
Va detto che si tratta di sondaggi, non di elezioni: nessuna consultazione generale è in calendario nel materiale disponibile, e le medie di agosto sono costruite su rilevazioni condotte nel mese meno rappresentativo dell’anno politico. Vale però come misura della pressione sull’esecutivo, ed è la ragione per cui la vicenda circola fuori dai confini: le prime pagine dei quotidiani italiani del 17 agosto riprendono i sondaggi spagnoli sfavorevoli a Sánchez (Sky TG24).
Il numero da tenere è 196: finché le stime lo confermano, ogni crisi del governo spagnolo ha già una maggioranza alternativa disponibile sulla carta.
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