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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Europa · Analisi mercoledì 19 agosto 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Il giudice rimosso da Orbán nel 2011 diventa oggi presidente dell'Ungheria

András Baka, 73 anni, entra in carica il 19 agosto come capo dello Stato ungherese. Eletto l'11 agosto con 140 voti dal Parlamento a maggioranza Tisza, con Fidesz che ha boicottato lo scrutinio.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Efrem Efre su Pexels

L’Ungheria ha un nuovo presidente della Repubblica, e la sua biografia coincide con uno dei passaggi più contestati degli ultimi quindici anni di politica ungherese. András Baka, 73 anni, entra ufficialmente in carica il 19 agosto 2026.

Il percorso è stato rapido. Il Parlamento lo ha eletto l’11 agosto con 140 voti favorevoli e sei contrari, in scrutinio segreto e come candidato unico. A designarlo è stato il partito di governo Tisza, che dispone della maggioranza dei due terzi necessaria per eleggere il capo dello Stato. Il Fidesz di Viktor Orbán ha boicottato la votazione: una scelta che spiega sia il numero contenuto dei voti contrari sia il fatto che non ci fossero altri nomi in campo.

La ragione per cui questa elezione ha un peso simbolico superiore a quello ordinario sta nel curriculum del nuovo presidente. Per diciassette anni, dal 1991 al 2008, Baka ha lavorato a Strasburgo come giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo. Il rientro in patria arriva nel 2009, con l’elezione alla presidenza della Corte suprema ungherese: un incarico troncato alla fine del 2011, quando le riforme giudiziarie varate dall’esecutivo di Orbán ne hanno azzerato il mandato. Quindici anni dopo, l’uomo la cui carica venne cancellata da quel riassetto istituzionale occupa la più alta magistratura dello Stato, eletto dalla maggioranza che ha sostituito quella di allora.

Vale la pena ricordare che cosa comporta concretamente quella carica. La presidenza ungherese ha durata quinquennale e poteri prevalentemente cerimoniali. Il capo dello Stato dispone però di due strumenti non irrilevanti: può rinviare una legge al Parlamento per un nuovo esame, oppure trasmetterla alla Corte costituzionale. In un sistema in cui il potere legislativo è saldamente nelle mani di chi ha i due terzi dei seggi, il rinvio presidenziale è più un segnale politico che un ostacolo; il ricorso alla Corte costituzionale, invece, apre un percorso giurisdizionale che il governo non controlla direttamente.

La successione arriva dopo un periodo di interim. Baka subentra a Tamás Sulyok, il cui mandato si è chiuso il 20 luglio dopo la firma della diciassettesima modifica costituzionale. Nel frattempo le funzioni sono state esercitate dalla presidente del Parlamento Ágnes Forsthoffer: quasi un mese di reggenza istituzionale, chiuso ora con l’insediamento.

Nel discorso pronunciato dopo l’elezione, il nuovo presidente ha insistito su un punto: un Paese non può costruire un futuro comune finché i suoi cittadini continuano a vedersi reciprocamente come nemici. È una formula che dice, senza nominarla, quale sia la frattura che il nuovo capo dello Stato ritiene di dover affrontare — e che il boicottaggio del principale partito di opposizione alla sua elezione ha reso immediatamente misurabile.

Una nota sulle fonti, dovuta per trasparenza. La notizia poggia su tre origini: un dispaccio dell’agenzia Associated Press ripreso da ABC News, la cronaca del voto dell’Assemblea nazionale pubblicata da Al Jazeera e un servizio di Xinhua (agenzia di stato cinese), quest’ultimo usato solo come riscontro di attribuzione e non come fonte autonoma dei fatti.

Il quadro che resta è quello di un’alternanza compiuta fino in fondo nelle sedi formali: chi ha vinto le elezioni parlamentari ha usato la maggioranza qualificata per eleggere il capo dello Stato, e chi le ha perse ha risposto disertando l’aula. La prima verifica pratica arriverà con la prima legge che il presidente deciderà di rinviare al Parlamento o di trasmettere alla Corte costituzionale: sono gli unici due atti con cui la presidenza ungherese incide sul processo legislativo, e sono entrambi pubblici e datati.

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