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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Cinema & Spettacoli · Analisi mercoledì 19 agosto 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Venezia 83 apre con «Ink» di Danny Boyle, cinque film italiani in concorso

L'83ª Mostra si tiene al Lido dal 2 al 12 settembre con venti titoli in gara e la giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal. Leoni d'oro alla carriera a George Clooney ed Ellen Burstyn; Nanni Moretti torna in concorso 45 anni dopo «Sogni d'oro».

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Regan Dsouza su Pexels

L’83ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia si svolge al Lido dal 2 al 12 settembre 2026, sotto la direzione di Alberto Barbera. Il concorso comprende venti film, cinque dei quali italiani: un quarto della selezione principale.

I titoli italiani in gara sono «Ritorno a Buenos Aires» di Marco Bechis, «Il fuoco che ti porti dentro» di Edoardo De Angelis, «The Echo Chamber» di Andrea Pallaoro, «L’estranea» di Paolo Strippoli e «Succederà questa notte» di Nanni Moretti. Quest’ultimo è il dato che colpisce di più nella composizione della selezione: Moretti torna in concorso a Venezia quarantacinque anni dopo il Premio speciale della giuria ottenuto con «Sogni d’oro».

L’apertura è affidata a un film in concorso e in prima mondiale: «Ink» di Danny Boyle, con Guy Pearce, Jack O’Connell e Claire Foy, dedicato all’acquisto del quotidiano The Sun da parte di Rupert Murdoch. È una scelta che carica la serata inaugurale di un peso non solo cinematografico: il film racconta il passaggio di proprietà da cui è nata una delle imprese editoriali più influenti del mondo anglosassone, e lo fa aprendo un festival che a quel mondo editoriale deve buona parte della propria eco internazionale.

La chiusura, fuori concorso, spetta a «Dio ride» di Giovanni Veronesi, proiettato in Sala Grande il 12 settembre dopo la cerimonia di premiazione: la formula ormai consueta del film che si vede a verdetti già noti, senza concorrere.

La giuria del concorso è presieduta da Maggie Gyllenhaal. I Leoni d’oro alla carriera saranno assegnati a George Clooney ed Ellen Burstyn — un attore e produttore al centro dell’industria contemporanea e un’interprete la cui carriera attraversa alcune delle stagioni fondative del cinema americano moderno.

Fuori concorso la selezione contiene almeno tre operazioni che meritano di essere seguite per ragioni diverse. La prima è «Joie de vivre», documentario di sette ore firmato da Luca Guadagnino su Bernardo Bertolucci: una durata che colloca il film nel territorio delle opere pensate per un pubblico specializzato, e che pone alla Mostra un problema pratico di programmazione oltre che critico. La seconda è «The Basics of Philosophy» di Paul Schrader. La terza è il ritratto che Wim Wenders dedica all’architetto Peter Zumthor, secondo capitolo di una linea di lavoro che porta un regista di finzione dentro il documentario d’architettura.

Sul piano dei numeri, la presenza italiana in concorso — cinque titoli su venti — è la cifra da cui partirà ogni discussione sulla selezione. Va letta considerando che la Mostra è il festival nazionale del Paese ospite e che questa proporzione, di per sé, non dice nulla sulla qualità dei film scelti: lo diranno le proiezioni e il verdetto della giuria presieduta da Gyllenhaal.

Il calendario fissa tre date utili per chi seguirà la manifestazione: il 2 settembre con la prima mondiale del film di Boyle, il 12 settembre con la cerimonia di premiazione, e la stessa sera del 12 con la proiezione di chiusura di Veronesi. Fra queste due estremità si collocano le venti proiezioni ufficiali del concorso e le sezioni parallele.

La ricostruzione poggia su tre origini: i comunicati ufficiali della Biennale di Venezia, la conferenza stampa di presentazione della Mostra e la selezione ufficiale annunciata il 23 luglio.

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