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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Esteri e Geopolitica · Analisi mercoledì 19 agosto 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Iran e Stati Uniti, nessun negoziato in corso: resta il blocco navale sui porti iraniani

Trump esclude colloqui con Teheran e conferma le misure sul traffico marittimo. Resta aperta la contesa sullo status dello Stretto di Hormuz, che l'Iran rivendica come proprio. Una segnalazione su pressioni statunitensi verso l'Oman poggia per ora su un'unica origine.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di DeLuca G su Pexels

Questa analisi non riguarda la storia aperta dall’edizione del mattino — la notifica del Ciad alle Nazioni Unite sull’uscita dalla Corte penale internazionale, che resta pubblicata — ma un dossier distinto: il confronto fra Washington e Teheran sul traffico marittimo nel Golfo.

Il 18 agosto 2026 il presidente statunitense Donald Trump ha escluso l’esistenza di un canale negoziale con l’Iran, parlando di «nessun colloquio o conversazione in corso, né in programma» (trad. dall’inglese), secondo la rassegna di Just Security che riprende il dispaccio di AP News. Nella stessa occasione ha confermato che il blocco navale statunitense sui porti iraniani rimane pienamente operativo, sostenendo che le mine marine sono state rimosse e che il resto del traffico può transitare. Il giorno successivo ha affermato che lo Stretto di Hormuz è aperto e funzionante; funzionari iraniani, riferisce la cronaca in diretta di Fox News Digital, lo hanno invece descritto come deluso dall’andamento della vicenda.

Il punto di attrito non è soltanto militare, ma giuridico. Il 14 agosto Trump aveva annunciato l’intenzione di dichiarare lo Stretto di Hormuz «territorio» degli Stati Uniti, come riportato da Al Jazeera. La replica iraniana è arrivata dal vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, in un messaggio pubblicato sulla piattaforma X e ripreso da CNBC: «Lo Stretto di Hormuz è stato iraniano, è iraniano e resterà iraniano» (trad. dall’inglese). Teheran sostiene che l’apertura o la chiusura del passaggio dipenda esclusivamente da una decisione iraniana.

Le due posizioni sono incompatibili sul piano formale: da un lato l’annuncio di una sovranità statunitense sul passaggio, dall’altro la rivendicazione iraniana del controllo esclusivo su apertura e chiusura. La rivendicazione statunitense, per come è stata annunciata, non risulta finora tradotta in un atto giuridico pubblicato; le fonti disponibili riportano l’intenzione, non un provvedimento.

Sul ruolo dell’Oman il quadro è più incerto e va dichiarato come tale. Secondo due funzionari regionali citati da Just Security, Trump avrebbe minacciato di bombardare il sultanato perché contrario a un’intesa in via di definizione fra Mascate e Teheran sulla gestione del traffico nello stretto. Si tratta di un’affermazione pesante che al momento proviene da un’unica origine (Just Security, che riferisce di due funzionari anonimi); nessuna conferma indipendente è disponibile e non risultano prese di posizione pubbliche del governo omanita nel materiale consultato. Fino a riscontro, resta una segnalazione attribuita, non un fatto accertato.

Che cosa cambia in concreto. Se il blocco resta in vigore nei termini annunciati, l’esportazione via mare dai porti iraniani continua a dipendere da decisioni statunitensi caso per caso, mentre il transito generale nello stretto viene descritto come regolare da entrambe le parti, sia pure con motivazioni opposte. L’assenza di un canale negoziale dichiarato significa che non esiste, al momento, una sede in cui la controversia sullo status del passaggio possa essere trattata: le posizioni circolano attraverso dichiarazioni pubbliche e messaggi sui social. Il prossimo elemento verificabile sarà l’eventuale pubblicazione di un atto formale statunitense su Hormuz, oggi soltanto annunciato.

Fonti: Just Security; Fox News Digital; CNBC; Al Jazeera.

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