Aosta espone 120 opere di Chagall arrivate dal museo nazionale di Nizza
Al Museo archeologico regionale, fino al 25 ottobre, dipinti, sculture, gouache, litografie e ceramiche realizzati fra il 1922 e il 1980. Alcune opere non erano mai state esposte in Italia.
Il Museo archeologico regionale di Aosta ospita fino al 25 ottobre la mostra «Marc Chagall. Tra poesia e spiritualità», aperta dal 20 giugno tutti i giorni dalle 9 alle 19. L’esposizione riunisce 120 opere fra dipinti, sculture, gouache, disegni, litografie, libri e ceramiche, realizzate fra il 1922 e il 1980. Le opere provengono dal Musée national Marc Chagall di Nizza e comprendono lavori mai esposti prima in Italia. Il programma è riportato da Nos Alpes e i materiali informativi della mostra sono ripresi anche da Civonline.
Il dato che distingue questa mostra dalle molte esposizioni estive è la provenienza. Centoventi opere che arrivano tutte insieme da un museo nazionale monografico non sono un prestito ordinario: significano che l’istituzione titolare della collezione ha accettato di spogliare temporaneamente le proprie sale. Il partenariato con il museo di Nizza è dichiarato, e la curatela è affidata a Grégory Couderc, Anne Dopffer e Alberto Fiz, cioè a un gruppo che unisce la parte francese e quella italiana del progetto.
Cinquantotto anni di lavoro in una sala sola. L’arco cronologico va dal 1922 al 1980. È quasi l’intera maturità dell’artista, e comprende tecniche molto diverse fra loro: la pittura da cavalletto e la ceramica, il disegno preparatorio e il libro illustrato, la litografia e la scultura. Una selezione così larga per medium racconta un modo di lavorare più che una stagione stilistica: l’idea che una stessa figura possa attraversare la tela, la lastra litografica e l’argilla senza cambiare di natura.
Il tema dichiarato. Il percorso analizza in particolare il rapporto dell’artista con il sacro e la spiritualità. È il taglio che giustifica il legame con la collezione di Nizza, nata attorno al nucleo di opere di soggetto biblico, e insieme la scelta di una sede che di norma ospita materiale archeologico. Un museo archeologico che accoglie pittura del Novecento sul tema del sacro istituisce un accostamento non ovvio fra la stratificazione materiale del passato e una lettura contemporanea del religioso.
La collocazione geografica non è secondaria. Aosta si trova su un asse che collega direttamente la Valle d’Aosta al sud della Francia, e una mostra costruita con una istituzione francese in una regione bilingue funziona anche come operazione di prossimità culturale transfrontaliera. Le fonti consultate non riportano dati di affluenza: non è quindi possibile stabilire se il pubblico che attraversa il confine per vederla sia significativo o marginale.
Il calendario. L’apertura tutti i giorni dalle 9 alle 19, senza giorno di chiusura settimanale, indica un impianto organizzativo pensato per il flusso turistico estivo e per la stagione autunnale che segue. La data di chiusura, il 25 ottobre, colloca questa mostra fra le poche grandi esposizioni che superano l’estate: nello stesso periodo, secondo la rassegna consultata, restano aperte in Italia diverse grandi mostre estive fra Firenze, Milano, Roma, Torino, Venezia e Aosta, molte delle quali però in chiusura proprio in questi giorni.
Il numero da tenere presente è quello dei prestiti: 120 opere di un solo autore, tutte dallo stesso museo, fuori dalla loro sede abituale dal 20 giugno al 25 ottobre. Le fonti consultate non indicano la distanza percorsa né i costi dell’operazione. Resta il dato dell’impegno assicurativo e logistico che comporta il trasferimento oltre confine di un blocco così ampio di una collezione monografica, e la ragione per cui operazioni simili si ripetono raramente sullo stesso fondo.
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