Frane e comuni isolati al Nord, centinaia di evacuati in Lombardia
Nubifragi e frane tra Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna: oltre 400 persone evacuate, un ponte distrutto in Valcamonica, fino a 270 millimetri di pioggia in quota. Sulle autostrade il primo grande controesodo.
L’ondata di maltempo che ha attraversato il Centro-Nord fra venerdì e sabato ha prodotto tre categorie di conseguenze: evacuazioni preventive nelle valli alpine, infrastrutture danneggiate, viabilità sotto pressione nel fine settimana del controesodo.
Le evacuazioni
Il numero più consistente arriva dalla Bergamasca: a Isola di Fondra circa 250 persone sono state fatte uscire da un campeggio minacciato da una frana e dall’innalzamento di un torrente. Il dato è riportato da Calabria Inchieste sulla base di Protezione civile e vigili del fuoco.
In Valcamonica il quadro si articola: a Sonico 57 persone evacuate sono state ospitate in una sala polifunzionale e nell’ex scuola elementare della frazione Garda; a Vione gli evacuati sono circa 70. Sempre a Rino di Sonico una seconda frana ha distrutto il ponte sul torrente Val Rabbia, che era già stato chiuso in via precauzionale: nessun ferito, e la chiusura anticipata spiega perché.
Il conteggio complessivo lombardo, comunicato dalla Regione e ripreso da il Dolomiti e da Libero Reporter, è di oltre 450 interventi dei vigili del fuoco e oltre 400 persone evacuate, con precipitazioni fino a 270 millimetri in quota. È l’unico dato numerico aggregato disponibile: le ricostruzioni sull’insieme del Centro-Nord parlano genericamente di centinaia di evacuati, senza una cifra unica riferita a tutte le regioni colpite. I due livelli non sono sovrapponibili — uno è regionale e quantificato, l’altro interregionale e approssimato — e li teniamo distinti invece di sommarli.
Friuli Venezia Giulia
A est il fenomeno è stato meno severo ma diffuso: fra il 21 e il 22 agosto la sala operativa del 112 ha registrato 135 chiamate, con allagamenti e alberi caduti concentrati soprattutto nel Pordenonese. È il tipo di dato che descrive bene la differenza fra un evento montano e un evento di pianura: in valle si evacua, in pianura si conta la somma di molti danni piccoli.
Il controesodo
La terza variabile è il traffico. Sulla rete di Autostrade Alto Adriatico sabato 22 agosto erano previsti circa 180 mila transiti con bollino nero; per domenica 23 la previsione è di circa 175 mila transiti con bollino rosso.
La sovrapposizione fra picco di traffico e maltempo è la ragione per cui la gestione dell’emergenza in questi giorni è soprattutto un problema di viabilità: strade di fondovalle chiuse per frana significano deviazioni su assi già saturi, e ogni ponte perduto — come quello sul Val Rabbia — aggiunge chilometri a percorsi alternativi già stretti.
Che cosa non sappiamo
I dati disponibili non consentono un bilancio dei danni economici, che le regioni quantificano solo dopo le ricognizioni tecniche. Non abbiamo, per il Friuli Venezia Giulia e per il Piemonte, cifre di evacuati confrontabili con quelle lombarde. Non è stata comunicata una stima dei tempi di ripristino per il ponte distrutto a Rino di Sonico né per le strade interrotte.
Sulle conseguenze per le persone, l’unico episodio per cui le fonti attestano esplicitamente l’assenza di feriti è il crollo del ponte a Rino di Sonico; per gli altri interventi non risulta pubblicato un bilancio. Il passaggio successivo è amministrativo: la Regione Lombardia ha chiesto al governo il riconoscimento dello stato di emergenza, richiesta resa nota nella serata di sabato 22 agosto 2026.
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