Il Texas congela le nuove connessioni dei data center: 1.800 progetti e 474 gigawatt in coda
Il governatore Abbott ordina a PUCT ed ERCOT una verifica completa degli impianti che chiedono l'allacciamento alla rete. La domanda complessiva vale cinque volte il picco storico del sistema elettrico statale.
Il pezzo tecnologico del mattino riguardava le mosse di OpenAI su dati e pubblicità. Questo racconta una storia diversa e per certi versi opposta: non ciò che i modelli fanno, ma dove trovano l’energia per funzionare.
Il governatore del Texas Greg Abbott ha annunciato la sospensione dell’approvazione di nuovi data center in attesa di una verifica completa da parte delle agenzie regolatorie. L’ordine impegna la Public Utility Commission of Texas e l’ERCOT — il gestore della rete elettrica dello Stato — a esaminare tutti gli impianti che hanno chiesto la connessione, come riportato dal Texas Tribune sulla base dell’annuncio dell’ufficio del governatore.
Ai promotori dei progetti viene chiesto di fornire informazioni su tre voci: le agevolazioni fiscali ottenute, i consumi previsti e la capacità di generazione elettrica di cui dispongono o che intendono realizzare.
I numeri della coda
Sono le cifre a spiegare la decisione meglio di qualsiasi dichiarazione politica.
| Voce | Valore |
|---|---|
| Progetti in attesa di via libera | oltre 1.800, di cui circa il 90% data center |
| Domanda elettrica complessiva richiesta | 474 gigawatt |
| Rapporto con il picco storico di ERCOT | cinque volte il massimo mai registrato |
| Aziende che hanno risposto al questionario del regolatore | 28 su 377 interpellate |
Il dato dei 474 gigawatt, riferito anche da Tom’s Hardware sulla base delle informazioni di PUCT ed ERCOT, va letto per quello che è: la somma delle richieste presentate, non la potenza che verrà effettivamente costruita. Nella pratica dei collegamenti alla rete una quota delle domande viene ritirata, duplicata fra più siti o mai realizzata. Ma è esattamente questo il problema che la verifica dichiara di voler affrontare: senza un vaglio, il gestore non è in grado di distinguere i progetti reali da quelli speculativi, e pianifica su un numero che non sa interpretare.
L’altro dato è forse più eloquente. Su 377 aziende del settore interpellate dal regolatore su consumi di acqua ed energia, hanno risposto in 28. Meno di un’impresa su tredici. È la misura di quanto poco il sistema pubblico sappia degli impianti che chiedono di attaccarsi alla sua rete.
«La nostra priorità è proteggere la sicurezza e la qualità della vita dei texani» — Greg Abbott, governatore del Texas
La notizia è riportata anche dal notiziario di WORLD Radio del 24 agosto: tre origini indipendenti, di cui una primaria — l’annuncio dell’ufficio del governatore.
Perché riguarda tutti
Il Texas è la giurisdizione che ha attirato la quota più visibile della corsa alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, ed è anche quella con un sistema elettrico sostanzialmente isolato dalle reti degli Stati confinanti: quando la domanda supera l’offerta, non c’è molto da importare. La combinazione fra queste due caratteristiche rende il caso texano un banco di prova per una questione che si pone ovunque si costruiscano centri di calcolo su questa scala: chi paga il potenziamento della rete, e con quale ordine di precedenza si assegna la capacità disponibile.
Le fonti disponibili oggi non indicano una durata della sospensione né una data entro cui la verifica debba concludersi. Il criterio con cui i 1.800 progetti verranno riordinati — chi passa, chi aspetta, chi decade — è l’informazione che manca, ed è quella che deciderà quanti di quei gigawatt esisteranno davvero.
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