Bruxelles esclude una tassa europea sugli extraprofitti energetici: la competenza resta agli Stati
La Commissione ha risposto il 25 agosto alla lettera di sei governi, Italia e Germania comprese: nessun prelievo comune sulle compagnie petrolifere, i singoli Paesi possono agire con strumenti fiscali nazionali.
La Commissione europea ha comunicato il 25 agosto 2026 che la tassazione degli extraprofitti energetici è competenza degli Stati membri e che Bruxelles non sta preparando un prelievo comune. La risposta è arrivata a una lettera sottoscritta da sei Paesi: Italia, Germania, Austria, Portogallo, Spagna e Polonia.
«La tassazione degli extraprofitti è di competenza dei Paesi membri» — portavoce della Commissione europea
Non una novità, una conferma
La posizione non è nuova: la stessa linea era già stata espressa nell’aprile 2026 all’interno del piano AccelerateEU contro il caro energia. Il fatto politicamente rilevante è che sei governi abbiano ritenuto necessario chiederla di nuovo per iscritto, e che la Commissione l’abbia ripetuta senza modifiche.
L’esecutivo comunitario ha precisato che i governi possono intervenire con strumenti fiscali nazionali nel quadro delle misure AccelerateEU, e che Bruxelles monitorerà gli effetti di tali interventi sul mercato unico. È la clausola che conta davvero: la competenza è nazionale, ma l’esercizio di quella competenza resta soggetto a un controllo di compatibilità con le regole del mercato interno. In altre parole, i Paesi possono tassare, e la Commissione si riserva di guardare come.
Perché sei governi chiedevano l’intervento comune
La ragione strutturale di una richiesta di prelievo europeo è la stessa che rende difficile un prelievo nazionale: le compagnie energetiche operano su scala continentale, con basi imponibili mobili fra giurisdizioni. Un prelievo introdotto da un solo Stato produce un effetto di competizione fiscale che un prelievo armonizzato eviterebbe. La risposta della Commissione non entra nel merito di questo argomento: si limita a collocare la materia nella colonna delle competenze nazionali.
Il gruppo dei sei non è omogeneo per esposizione energetica né per orientamento politico dei governi, il che rende la lettera un fatto di per sé significativo. Ma la Commissione non ha annunciato alcuna iniziativa legislativa, né ha indicato una data per riesaminare la questione.
La ricaduta italiana
La segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha sostenuto che, dopo il chiarimento di Bruxelles, il governo italiano non ha più motivo di attendere una decisione europea. È un argomento procedurale prima che di merito: se la competenza è nazionale e la Commissione lo ha messo per iscritto, l’attesa di un intervento comune non è più una giustificazione utilizzabile.
La partita torna quindi ai singoli governi, ciascuno con i propri vincoli di bilancio e i propri rapporti con gli operatori del settore. Nessuna delle fonti disponibili indica se e quando uno dei sei firmatari intenda presentare un provvedimento nazionale.
Che cosa non sappiamo
Non conosciamo il testo integrale della lettera dei sei Paesi né la data della sua trasmissione. Non conosciamo il contenuto puntuale della risposta della Commissione oltre alla posizione riferita nel briefing quotidiano. Non è noto quali strumenti fiscali nazionali Bruxelles considererebbe compatibili con il mercato unico e quali no: la precisazione sul monitoraggio è generica, e senza criteri espliciti non è possibile prevedere l’esito di un eventuale esame.
Il prossimo elemento verificabile in questa vicenda è un atto nazionale: la presentazione, da parte di uno dei sei firmatari, di una misura fiscale sugli extraprofitti energetici con base imponibile, aliquota e durata definite. Finora nessuno dei sei l’ha depositata.
Fonti: Associated Medias, Juorno.it, Energia Oltre.
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