L'Oms dichiara chiusa l'epidemia di Ebola in Uganda, in Congo i casi continuano a salire
Dopo 42 giorni senza nuovi contagi l'agenzia delle Nazioni Unite ha certificato la fine dell'epidemia ugandese in una conferenza congiunta con il ministero della Salute. Nella Repubblica Democratica del Congo i casi confermati sono 5.656 al 25 agosto.
Due fronti della stessa emergenza si muovono in direzioni opposte. L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato l’Uganda libera dall’Ebola dopo il periodo obbligatorio di 42 giorni di monitoraggio senza nuovi casi, annunciandolo in una conferenza stampa congiunta con il ministero della Salute ugandese, come riferisce Al Jazeera. Nella Repubblica Democratica del Congo, invece, i contagi confermati continuano ad aumentare.
Il tempo tecnico dei 42 giorni
La dichiarazione dell’Oms arriva circa un mese dopo che l’Uganda aveva già annunciato per conto proprio la conclusione dell’epidemia sul territorio nazionale. Lo scarto non è una contraddizione: la certificazione internazionale richiede il decorso di un intervallo di sorveglianza fissato in 42 giorni dall’ultimo caso, e prima di quel termine l’annuncio nazionale resta una valutazione delle autorità locali. Per la segretaria permanente del ministero della Salute ugandese, Diana Atwine, «sapevamo di essere liberi dall’Ebola» (trad. dall’inglese).
I numeri congolesi
Nella Repubblica Democratica del Congo il quadro resta in crescita. Secondo i dati governativi citati dall’ECDC, i casi confermati erano 5.656 al 25 agosto 2026, 72 in più rispetto al giorno precedente, con 2.715 decessi. La provincia dell’Ituri, nel nord-est del paese, resta l’epicentro con oltre 4.700 contagi.
| Indicatore (RD Congo) | Valore al 25 agosto 2026 |
|---|---|
| Casi confermati | 5.656 |
| Incremento rispetto al giorno precedente | +72 |
| Decessi | 2.715 |
| Contagi nella sola provincia dell’Ituri | oltre 4.700 |
L’epidemia congolese è causata dal virus Bundibugyo, una specie per la quale, come indica l’Oms nella scheda dedicata all’emergenza in RDC, non esistono vaccini né trattamenti specifici approvati. È la differenza che spiega perché i due fronti non si comportino allo stesso modo: gli strumenti disponibili non sono gli stessi per tutte le specie del virus.
Il quadro regolatorio internazionale
L’Oms ha dichiarato l’emergenza sanitaria di rilevanza internazionale il 16 maggio 2026 e, come riportato nel Disease Outbreak News, sconsiglia l’adozione di restrizioni ai viaggi e agli scambi commerciali con i paesi colpiti. La raccomandazione è dell’organizzazione ed è riportata come tale: questo giornale non formula indicazioni proprie in materia sanitaria.
Che cosa non è ancora chiaro
Le fonti disponibili non indicano la data dell’ultimo caso registrato in Uganda, né il bilancio complessivo dell’epidemia ugandese in termini di contagi e decessi. Sul versante congolese i dati citati dall’ECDC provengono dal governo nazionale e non sono accompagnati, nel materiale a disposizione della redazione, da una rilevazione indipendente sul terreno; non è indicato quanti dei 5.656 casi confermati siano ancora attivi.
Il prossimo riscontro verificabile riguarda la revisione periodica dell’emergenza di rilevanza internazionale dichiarata il 16 maggio, e l’andamento dell’incremento giornaliero nell’Ituri: 72 casi in ventiquattro ore è il dato più recente disponibile.
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