Hormuz, primo scambio di fuoco da luglio: raid su Larak, l'Iran colpisce basi in Giordania
Il 31 agosto i Pasdaran rivendicano missili e droni contro due basi aeree giordane dove opera l'aviazione statunitense e un attacco negli Emirati, in risposta al raid del 30 agosto contro due lanciarazzi sull'isola di Larak. Abu Dhabi dichiara di aver intercettato un drone e smentisce che al-Minhad sia stata colpita.
Lunedì 31 agosto il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica ha rivendicato il lancio di missili balistici e droni contro le basi aeree King Hussein e Al Azraq — nota anche come Muwaffaq Salti — in Giordania, dove opera la 332nd Air Expeditionary Wing dell’aeronautica statunitense. È la risposta al raid condotto il giorno prima dalle forze statunitensi sull’isola di Larak, davanti a Bandar Abbas, contro due lanciarazzi iraniani: secondo un funzionario statunitense i Pasdaran si preparavano a lanciare razzi con mine navali dentro lo Stretto.
Si tratta del primo scambio di fuoco diretto fra Stati Uniti e Iran dal 29 luglio 2026. Fino a domenica la storia che il giornale segue dal 14 agosto — quando abbiamo scritto dei due mercantili di ADNOC colpiti nello Stretto — si muoveva sul piano diplomatico ed economico: ancora il 30 agosto raccontavamo il quadro presentato da Oman e Iran per un corridoio di navigazione condiviso. Quei colloqui, per quanto risulta dal materiale odierno, restano in corso mentre le armi tornano a sparare.
Il secondo fronte della rappresaglia riguarda gli Emirati Arabi Uniti. Il ministero della Difesa emiratino ha dichiarato di aver intercettato un drone iraniano sulle proprie acque territoriali e ha smentito che la base di al-Minhad sia stata colpita da missili. Sul bilancio del raid di Larak, l’IRGC afferma che l’attacco ha ucciso e ferito propri combattenti e civili, senza fornire cifre: nessun conteggio verificabile è disponibile al momento della pubblicazione, e su questo punto la sola fonte è la parte colpita.
Le due versioni del raid divergono nel registro più che nei fatti. Il comando centrale statunitense parla di «un’azione limitata e precisa contro le unità posamine dell’IRGC» (trad. dall’inglese), descrivendo dunque un’operazione preventiva; l’IRGC descrive un attacco con vittime civili. Dal lato politico iraniano, il presidente Masoud Pezeshkian ha dichiarato: «Non cerchiamo la guerra, ed è un messaggio che abbiamo ripetuto al mondo» (trad. dal persiano).
Il blocco navale statunitense continua a produrre numeri. CENTCOM ha comunicato che al 30 agosto le proprie forze hanno dirottato 83 navi commerciali, ne hanno disabilitate tre e abbordate due per farlo rispettare. Sono cifre fornite dalla parte che conduce l’operazione e non risultano verificate da un’origine indipendente.
Sul mercato l’effetto è visibile ma contenuto: il Brent trattava intorno a 91 dollari al barile lunedì mattina, contro 87 dollari del 31 luglio. Quattro dollari in un mese, dentro il quale sono maturati il quadro negoziale con Mascate e ora la ripresa dei combattimenti.
La notizia poggia su cinque origini indipendenti: NPR (corrispondenza da Amman e comunicazione delle forze armate statunitensi), The Hill (comunicati di CENTCOM e dell’IRGC via Fars), RFE/RL (funzionario statunitense e media di Stato iraniani), The Washington Times (annuncio dell’IRGC) e Fox News (post di CENTCOM). Le rivendicazioni iraniane arrivano attraverso canali di Stato di Teheran e restano dichiarazioni attribuite; nessuna conferma indipendente sui danni alle basi giordane risulta disponibile.
Da verificare nelle prossime ore: se le basi in Giordania abbiano subito danni, quale sia il bilancio umano a Larak e se il tavolo con Mascate regga alla ripresa degli attacchi.
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