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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Esteri e Geopolitica · Analisi lunedì 31 agosto 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Hormuz, primo scambio di fuoco da luglio: raid su Larak, l'Iran colpisce basi in Giordania

Il 31 agosto i Pasdaran rivendicano missili e droni contro due basi aeree giordane dove opera l'aviazione statunitense e un attacco negli Emirati, in risposta al raid del 30 agosto contro due lanciarazzi sull'isola di Larak. Abu Dhabi dichiara di aver intercettato un drone e smentisce che al-Minhad sia stata colpita.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di LuisFerreira4x4 su Pixabay

Lunedì 31 agosto il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica ha rivendicato il lancio di missili balistici e droni contro le basi aeree King Hussein e Al Azraq — nota anche come Muwaffaq Salti — in Giordania, dove opera la 332nd Air Expeditionary Wing dell’aeronautica statunitense. È la risposta al raid condotto il giorno prima dalle forze statunitensi sull’isola di Larak, davanti a Bandar Abbas, contro due lanciarazzi iraniani: secondo un funzionario statunitense i Pasdaran si preparavano a lanciare razzi con mine navali dentro lo Stretto.

Si tratta del primo scambio di fuoco diretto fra Stati Uniti e Iran dal 29 luglio 2026. Fino a domenica la storia che il giornale segue dal 14 agosto — quando abbiamo scritto dei due mercantili di ADNOC colpiti nello Stretto — si muoveva sul piano diplomatico ed economico: ancora il 30 agosto raccontavamo il quadro presentato da Oman e Iran per un corridoio di navigazione condiviso. Quei colloqui, per quanto risulta dal materiale odierno, restano in corso mentre le armi tornano a sparare.

Il secondo fronte della rappresaglia riguarda gli Emirati Arabi Uniti. Il ministero della Difesa emiratino ha dichiarato di aver intercettato un drone iraniano sulle proprie acque territoriali e ha smentito che la base di al-Minhad sia stata colpita da missili. Sul bilancio del raid di Larak, l’IRGC afferma che l’attacco ha ucciso e ferito propri combattenti e civili, senza fornire cifre: nessun conteggio verificabile è disponibile al momento della pubblicazione, e su questo punto la sola fonte è la parte colpita.

Le due versioni del raid divergono nel registro più che nei fatti. Il comando centrale statunitense parla di «un’azione limitata e precisa contro le unità posamine dell’IRGC» (trad. dall’inglese), descrivendo dunque un’operazione preventiva; l’IRGC descrive un attacco con vittime civili. Dal lato politico iraniano, il presidente Masoud Pezeshkian ha dichiarato: «Non cerchiamo la guerra, ed è un messaggio che abbiamo ripetuto al mondo» (trad. dal persiano).

Il blocco navale statunitense continua a produrre numeri. CENTCOM ha comunicato che al 30 agosto le proprie forze hanno dirottato 83 navi commerciali, ne hanno disabilitate tre e abbordate due per farlo rispettare. Sono cifre fornite dalla parte che conduce l’operazione e non risultano verificate da un’origine indipendente.

Sul mercato l’effetto è visibile ma contenuto: il Brent trattava intorno a 91 dollari al barile lunedì mattina, contro 87 dollari del 31 luglio. Quattro dollari in un mese, dentro il quale sono maturati il quadro negoziale con Mascate e ora la ripresa dei combattimenti.

La notizia poggia su cinque origini indipendenti: NPR (corrispondenza da Amman e comunicazione delle forze armate statunitensi), The Hill (comunicati di CENTCOM e dell’IRGC via Fars), RFE/RL (funzionario statunitense e media di Stato iraniani), The Washington Times (annuncio dell’IRGC) e Fox News (post di CENTCOM). Le rivendicazioni iraniane arrivano attraverso canali di Stato di Teheran e restano dichiarazioni attribuite; nessuna conferma indipendente sui danni alle basi giordane risulta disponibile.

Da verificare nelle prossime ore: se le basi in Giordania abbiano subito danni, quale sia il bilancio umano a Larak e se il tavolo con Mascate regga alla ripresa degli attacchi.

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