West Nile, l'ISS conta 312 casi confermati e 13 decessi nella stagione 2026
Il quarto report della sorveglianza integrata, aggiornato al 19 agosto, registra un aumento rispetto alla settimana precedente. Per altre due arbovirosi i dati nazionali non sono più pubblicati sul quadro online dell'Istituto.
Le infezioni umane da virus West Nile confermate in Italia sono 312. Il numero compare nel quarto bollettino stagionale sulla sorveglianza integrata di West Nile e Usutu, con dati aggiornati al 19 agosto 2026. Alla redazione del documento lavorano il Dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità e il Centro studi malattie esotiche dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise, in collaborazione con il Ministero della Salute; la pubblicazione avviene su EpiCentro.
La composizione del dato
I 312 casi confermati non sono tutti equivalenti dal punto di vista clinico, e la distinzione è il primo elemento da tenere presente quando si legge il totale.
| Categoria | Casi |
|---|---|
| Forma neuroinvasiva (di cui 1 importato) | 156 |
| Casi di febbre | 115 |
| Asintomatici identificati fra i donatori di sangue | 40 |
| Decessi notificati (di cui 1 in caso importato) | 13 |
La quota di asintomatici emersa dai controlli sulle donazioni di sangue segnala che il conteggio complessivo dipende anche dall’intensità dell’attività di ricerca dei casi, e non solo dalla circolazione del virus.
Il confronto con il report precedente, aggiornato al 12 agosto 2026 e disponibile nel bollettino n. 3, mostra la direzione della stagione: allora i casi confermati erano 226 e i decessi notificati 7. Nell’arco di una settimana di rilevazione il conteggio dei casi è quindi aumentato di 86 unità e quello dei decessi di 6. Le analisi molecolari hanno confermato la circolazione dei lineage 1 e 2 del virus.
I dati che non si vedono più
Sul fronte delle altre arbovirosi, la fonte nazionale ha ridotto ciò che rende pubblico. Nella versione attuale del quadro dati online sulle arbovirosi, l’Istituto superiore di sanità non mostra i numeri relativi ai casi di TBE e di Toscana virus: la ragione indicata riguarda le revisioni richieste dall’adeguamento alla normativa sulla protezione dei dati personali. Le note metodologiche sono consultabili nella sezione dei bollettini sulle arbovirosi.
Per il Toscana virus, trasmesso dai pappataci, la fotografia più recente disponibile viene quindi dalla letteratura scientifica. Uno studio sulla sorveglianza italiana ha censito 607 casi autoctoni neuro-invasivi confermati fra il 2016 e il 2023, di cui 276 concentrati nel biennio 2022-2023, con un’incidenza circa 2,6 volte superiore rispetto al periodo 2016-2021. I limiti di questa misura vanno dichiarati: si tratta di dati di sorveglianza, cioè dei soli casi confermati e notificati, e non di una stima delle infezioni nella popolazione; il numero riguarda le forme neuro-invasive e non l’insieme delle infezioni, che nella maggior parte dei casi risultano asintomatiche o si manifestano con febbre, mal di testa e malessere generale; la fonte disponibile non riporta il dettaglio del metodo di raccolta né eventuali conflitti d’interesse dichiarati dagli autori. Un aumento dei casi confermati in un sistema di sorveglianza può inoltre dipendere anche dall’incremento dei test eseguiti.
Sulla stagionalità, il virologo Fabrizio Pregliasco, citato in un articolo del Tirreno, afferma: «Il picco dei casi si registra ad agosto».
Che cosa non sappiamo
Il report West Nile non consente di derivare da qui la distribuzione regionale dei 312 casi né l’andamento rispetto alle stagioni precedenti. Sui casi di TBE e Toscana virus non è indicata una data di ripristino della pubblicazione dei dati nazionali sul quadro online. La sorveglianza nazionale delle arbovirosi resta coordinata dall’ISS, con bollettini periodici dedicati a Chikungunya, Dengue, Zika, TBE e infezioni neuro-invasive da Toscana virus.
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