Redazione Zero Sezioni EN ES

Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Tech & AI · Analisi martedì 1 settembre 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Chrome, le estensioni Manifest V2 escono dal negozio di Google

Dal 31 agosto 2026 le estensioni ancora costruite sul vecchio standard non sono più distribuibili attraverso il Chrome Web Store: chi le ha installate in alcuni casi continuerà a usarle, ma non potrà reinstallarle. Un tema diverso da quello dell'apertura di stamattina sull'università di Singapore.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Caio su Pexels

La sezione cambia argomento rispetto all’edizione del mattino, dedicata alla distribuzione di ChatGPT Edu agli studenti dell’università nazionale di Singapore. Qui si parla di infrastruttura del programma di navigazione più diffuso al mondo, e di una transizione tecnica che va avanti da anni e che il 31 agosto 2026 arriva al suo ultimo passaggio.

Da quella data Google rimuove dal Chrome Web Store le estensioni ancora basate su Manifest V2, lo standard che per lungo tempo ha definito che cosa un componente aggiuntivo può fare dentro il navigatore. La conseguenza pratica è duplice. La prima riguarda chi sviluppa: senza presenza nel negozio non è più possibile far arrivare aggiornamenti agli utenti per quel tipo di estensione, e questo taglia il canale ordinario con cui si correggono difetti e falle. La seconda riguarda chi usa: le estensioni già installate possono in alcuni casi continuare a funzionare, ma dopo la rimozione non sono reinstallabili. Chi cambia computer, o ripulisce il proprio profilo, perde lo strumento.

La posizione dell’azienda è che il nuovo standard, Manifest V3, sia un’architettura più sicura e più attenta alle prestazioni. È l’unica valutazione che il materiale a nostra disposizione documenta: sul come gli sviluppatori di estensioni giudichino il passaggio non abbiamo, allo stato, alcuna fonte, e per questo non ne diamo conto. Resta il dato di fatto della chiusura del canale di aggiornamento, che è cosa distinta dalla sicurezza dell’architettura: il primo è un effetto di distribuzione, la seconda un argomento tecnico dell’azienda.

Su questa notizia la nostra ricostruzione poggia al momento su un’unica origine, l’annuncio di Google sulla transizione a Manifest V3 ripreso da Tech Startups; nessuna conferma indipendente disponibile al momento della pubblicazione. Lo dichiariamo perché non si tratta di un dettaglio: i tempi effettivi di funzionamento delle estensioni residue non sono, allo stato del materiale in nostro possesso, verificabili con una seconda fonte.

Nella stessa giornata Google AI ha presentato Gemini 3.5 Transcribe, un modello che converte il parlato in testo in oltre 85 lingue. Secondo l’azienda il sistema elimina le parole di riempimento, regge registrazioni disturbate e sequenze alfanumeriche e può tenere conto del contesto mostrato sullo schermo; il funzionamento senza connessione e a flusso continuo è dichiarato per l’applicazione Gemini su macOS, per Gboard, per AI Studio e per la Live API. Anche qui la fonte è una sola — la sintesi degli annunci del 31 agosto 2026 pubblicata da The Neuron — e i numeri sulle lingue restano dichiarazioni dell’azienda, non misure verificate da terzi. Nella stessa giornata OpenAI ha rilasciato una riscrittura della propria applicazione per computer, con una riduzione dichiarata di oltre il 90% nei tempi di caricamento e nella memoria usata nelle conversazioni lunghe.

Le due direzioni convivono: il navigatore riduce ciò che i componenti esterni possono fare, mentre le funzioni di intelligenza artificiale entrano direttamente nel sistema operativo e nella tastiera. Per l’utente il primo effetto concreto ha una data e un perimetro precisi: le estensioni Manifest V2 non tornano nel negozio.

Fonti: Tech Startups; The Neuron.

← Archivio · Prima pagina · Editoriali passati · Segnala un errore