Redazione Zero Sezioni EN ES

Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Esteri e Geopolitica · Apertura mercoledì 2 settembre 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Nuovi attacchi statunitensi vicino a Hormuz, l'Iran annuncia una risposta militare

Washington dichiara completate le operazioni contro obiettivi militari iraniani nell'area dello Stretto; Teheran annuncia un'operazione contro basi e interessi americani nella regione. Nella notte precedente due petroliere erano state colpite in transito.

Fotogramma d'archivio, non riferito ai fatti descritti
Video d'archivio, non riferito ai fatti descritti. Video di Sururi Ballıdağ Director su Pexels

Il 1° settembre il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato che le forze armate degli Stati Uniti stavano colpendo in quel momento obiettivi iraniani nei pressi dello Stretto di Hormuz, come riferisce il briefing mattutino dell’agenzia Anadolu. Poche ore dopo il Comando centrale statunitense, il Centcom, ha dichiarato concluse le operazioni contro obiettivi militari iraniani. In serata Teheran ha annunciato l’avvio di un’operazione militare di risposta, indicando come bersagli basi e interessi americani nella regione: lo riportano sia Anadolu sia la rassegna di mercato del 1° settembre, che raccoglie dichiarazioni della Casa Bianca e di Teheran.

Sempre secondo Trump, un’eventuale rappresaglia iraniana sarebbe stata seguita da colpi ancora più duri. È la formula con cui la giornata si è chiusa dal lato americano: nessun bilancio di danni, nessuna localizzazione precisa degli obiettivi, nessun elenco degli assetti impiegati.

Il passaggio marittimo

Nella notte precedente agli attacchi due petroliere — una saudita e una di proprietà sudcoreana — erano state colpite da proiettili nell’area del passaggio. La rassegna di TheStreet descrive due superpetroliere raggiunte da proiettili non identificati mentre transitavano lo Stretto: l’origine del fuoco, in nessuna delle fonti disponibili, è attribuita a un soggetto preciso.

Il comportamento del traffico dice più delle dichiarazioni. Alcune navi cisterna hanno spento i transponder, cioè i sistemi che ne trasmettono posizione e identità; nel frattempo Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq continuano a esportare attraverso lo stesso braccio di mare. Sono due fatti che convivono: il passaggio funziona, ma una parte di chi lo attraversa sceglie di non farsi vedere. Il rischio si sposta dalla chiusura fisica del canale al costo di attraversarlo — assicurazioni, tempi di attesa, dirottamenti di rotta — e questo costo non compare in nessun comunicato militare.

Alcune navi cisterna hanno spento i transponder, mentre quattro grandi esportatori del Golfo continuano a caricare.

Il prezzo

Il mercato ha reagito prima delle cancellerie. Secondo le quotazioni rilevate da Trading Economics, il greggio ha chiuso il 1° settembre a 90,82 dollari al barile, in rialzo del 5,90% sul giorno precedente e del 13,05% sull’ultimo mese. Il rendimento del titolo di Stato statunitense a dieci anni è salito in area 4,8%, il livello più alto da gennaio 2025, e gli operatori hanno aumentato le scommesse su un rialzo dei tassi della Federal Reserve a settembre. I tre principali indici di Wall Street hanno chiuso in calo.

La catena è quella classica di uno choc energetico: prezzo dell’energia in salita, aspettative di inflazione riviste, vendite sui titoli di Stato, costo del denaro atteso più alto. Con una differenza rispetto alle crisi in cui il petrolio sale per un taglio dell’offerta annunciato: qui l’offerta fisica, per ora, continua a muoversi.

Il contorno regionale

Nella stessa giornata il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha annunciato che la Turchia approfondirà la cooperazione con l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. Anadolu lo riporta accanto alla cronaca degli attacchi: un membro della Nato che rende pubblico un avvicinamento a un formato guidato da Cina e Russia, nel giorno in cui gli Stati Uniti colpiscono nel Golfo, è un segnale di posizionamento che le parti in conflitto leggeranno prima dei mercati.

Che cosa non sappiamo

Non conosciamo il numero, la natura e la localizzazione degli obiettivi colpiti dal Centcom, né alcun bilancio di vittime o danni: nessuna delle fonti disponibili lo indica, e nessuna verifica indipendente sul terreno è al momento reperibile. Non sappiamo se l’operazione di risposta annunciata dall’Iran sia già stata avviata sul piano operativo o se resti per ora un annuncio. Non sappiamo chi abbia colpito le due petroliere né se i due episodi — attacco alle navi e raid statunitensi — siano collegati: le fonti li collocano in sequenza temporale, non in rapporto di causa.

I dati da cui si parte sono quelli di lunedì: barile a 90,82 dollari, decennale statunitense in area 4,8%, quattro esportatori del Golfo che al 1° settembre continuavano a caricare attraverso lo Stretto e alcune navi cisterna con i transponder spenti.

← Archivio · Prima pagina · Editoriali passati · Segnala un errore