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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Cultura · Analisi mercoledì 2 settembre 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Capri celebra duecento anni di Grotta Azzurra con una mostra sul proprio mito

Alla Certosa di San Giacomo, sede dal 2024 del Museo Archeologico Nazionale di Capri, l'esposizione curata da Massimo Osanna e Luca Di Franco resta aperta fino al 18 ottobre. In mostra una veduta di Hackert del 1792, per la prima volta sull'isola.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Laura Arnedo su Pexels

La notizia proviene al momento da un’unica origine (Sud Notizie, che pubblica il programma dei Musei nazionali di Capri); nessuna conferma indipendente disponibile. Lo dichiariamo prima di entrare nel merito, perché su un calendario espositivo la verifica incrociata è la garanzia più semplice da chiedere e qui manca.

La mostra si intitola «Il mito di Capri. A duecento anni dalla scoperta della Grotta Azzurra (1826-2026)», è curata da Massimo Osanna e Luca Di Franco ed è in programma dal 3 luglio al 18 ottobre 2026. Il percorso ricostruisce la costruzione del mito internazionale dell’isola a partire dal 1826, anno della riscoperta moderna della Grotta Azzurra.

Un bicentenario che parla di percezione, non di geologia

La formula scelta dai curatori è meno ovvia di quanto sembri. Una cavità marina esiste da molto prima di essere scoperta: ciò che comincia nel 1826 non è la grotta, è il suo statuto di destinazione. L’esposizione prende quindi come oggetto il modo in cui un luogo diventa immagine e l’immagine diventa richiamo — un tema che riguarda la storia del viaggio e della sua rappresentazione più di quanto riguardi l’archeologia.

È anche una scelta che dice qualcosa sul momento presente dell’isola, dove il rapporto fra numero di visitatori e dimensione del territorio è una questione amministrativa quotidiana. Ricostruire come si è formato il richiamo significa, indirettamente, ricostruire come si è formata la pressione.

Il pezzo che arriva da Caserta

Nel percorso è esposta la veduta di Capri con il Monte Solaro dipinta da Jakob Philipp Hackert nel 1792, prestata dalla Reggia di Caserta e mostrata per la prima volta sull’isola.

La data conta: il quadro precede di trentaquattro anni il bicentenario che la mostra celebra. È quindi un’immagine di Capri anteriore alla riscoperta della grotta, e serve da termine di paragone — mostra che cosa fosse l’isola nello sguardo europeo prima dell’evento che ne moltiplicherà la fama. Che un dipinto di soggetto caprese non fosse mai stato esposto a Capri è, per parte sua, una informazione sul sistema dei prestiti museali italiani: le opere che raccontano un luogo stanno quasi sempre altrove.

La sede

La Certosa di San Giacomo, fondata nel XIV secolo, ospita dal 2024 il Museo Archeologico Nazionale di Capri. La destinazione è recente e cambia la natura del complesso: da contenitore per eventi a istituto museale con una collezione propria e una programmazione stabile. Il bicentenario è il primo grande banco di prova di quella trasformazione, e la durata dell’esposizione — tre mesi e mezzo, fino al 18 ottobre — la colloca oltre la stagione turistica di punta.

Al programma di settembre appartiene anche una conferenza dedicata alla Grotta Azzurra di Capri e alla Grotta di Tiberio a Sperlonga, in calendario il 15 settembre con Fabrizio Slavazzi e Cristiana Ruggini. L’accostamento fra i due siti sposta il discorso su un piano archeologico: due cavità costiere legate alla presenza imperiale romana, trattate come un unico problema di studio anziché come due attrazioni separate.

Che cosa non sappiamo

Non conosciamo il numero delle opere esposte, l’elenco completo dei prestiti, gli orari e le condizioni di accesso, né i dati di affluenza registrati dall’apertura del 3 luglio. Non sappiamo se il programma di settembre comprenda altri appuntamenti oltre alla conferenza del 15. Tutte queste informazioni, insieme alla verifica del programma, richiedono una seconda origine che al momento non abbiamo.

Le date certe sono due: la conferenza del 15 settembre e la chiusura dell’esposizione il 18 ottobre.

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