Madrid proroga di quindici giorni i controlli sui passeggeri in arrivo dall'Italia
Dopo il prolungamento italiano della sospensione di Schengen con la Spagna, il governo di Madrid ha esteso per altri quindici giorni le verifiche su chi entra per via aerea e marittima dall'Italia. Sullo sfondo, la crisi di Ceuta e le manifestazioni in oltre 260 comuni spagnoli.
La reciprocità è arrivata. Dopo la decisione del governo italiano di prolungare la sospensione dell’accordo di Schengen con la Spagna in relazione alla crisi migratoria di Ceuta, l’esecutivo spagnolo ha prorogato per altri quindici giorni i controlli di frontiera sui passeggeri che entrano nel territorio nazionale per mare o per via aerea provenendo dall’Italia. La misura è presentata come risposta speculare a quella italiana. La notizia proviene al momento da un’unica origine (la diretta redazionale di OKdiario); nessuna conferma indipendente disponibile, e lo scriviamo perché su un atto amministrativo la verifica incrociata — decreto, ordinanza, notifica — è la garanzia minima da pretendere.
Il meccanismo, comunque, è quello di due Stati membri che si sono reciprocamente reintrodotti verifiche su un confine interno all’area di libera circolazione. Non è una chiusura: chi vola o si imbarca fra i due Paesi resta soggetto a controllo documentale. Ma la durata è ora scandita da rinnovi brevi su entrambi i lati, e ogni proroga di uno chiama la proroga dell’altro.
Perché Ceuta pesa su una rotta che non la tocca
La ragione della catena sta in un’altra frontiera. L’iniziativa civica «Por Ceuta», nata sui social network dopo l’ingresso di oltre 70.000 migranti dal confine con il Marocco, ha portato oggi oltre 260 comuni spagnoli — e diverse località catalane — a convocare concentrazioni di sostegno alla città autonoma, in coincidenza con il Día de Ceuta. Le mobilitazioni hanno ricevuto l’appoggio della Federación Española de Municipios y Provincias e nella penisola sono state fissate in genere alle 20. Lo riporta COPE, che segnala anche la mancata adesione del sindaco di Barcellona Jaume Collboni alla chiamata istituzionale della federazione e le critiche del Partito popolare locale.
A Ceuta la protesta è stata più diretta: circa 2.000 persone si sono riunite nella Plaza de los Reyes in una manifestazione contro il governo di Pedro Sánchez, promossa da vigili del fuoco, guardias civiles e agenti della polizia nazionale.
Lo scontro politico e il livello europeo
Il presidente del governo spagnolo ha attribuito parte della crisi a notizie false diffuse da reti collegate a Russia e Israele e a quella che ha definito un’internazionale di estrema destra, elogiando al tempo stesso la cooperazione migratoria del Marocco. La replica israeliana è stata immediata: il ministro degli Esteri Gideon Saar ha respinto il collegamento fra Israele e la disinformazione su Ceuta.
«Questa è una menzogna palese» (trad. dallo spagnolo) — Gideon Saar, ministro degli Esteri di Israele
Sul fronte interno spagnolo il presidente di Vox, Santiago Abascal, ha attaccato il capo del governo definendolo un servitore del Marocco, mentre il Partito popolare sostiene le manifestazioni. Bruxelles si è mossa in modo diverso: la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito inaccettabili le immagini provenienti da Ceuta e ha offerto alla Spagna assistenza operativa e finanziaria.
La combinazione è la parte politicamente rilevante per l’Italia: un governo europeo che riceve solidarietà istituzionale sulla frontiera esterna e, sulla frontiera interna con Roma, applica una misura restrittiva reciproca.
Che cosa non sappiamo
Non conosciamo la data di scadenza della proroga spagnola, il testo dell’atto che la dispone né l’ambito preciso dei controlli — quali scali, quali porti, con che modalità. Non sappiamo se la misura italiana e quella spagnola abbiano la stessa durata e se le notifiche siano state trasmesse alla Commissione. Non risulta negli estratti alcuna reazione ufficiale italiana alla decisione di Madrid. L’unico dato certo è la finestra: quindici giorni, decorrenti dalla proroga annunciata oggi.
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