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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Economia e Mercati · Analisi giovedì 3 settembre 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Greggio verso i 96 dollari: Borse asiatiche in ribasso e attese di rialzo dei tassi negli Stati Uniti

Il rincaro del petrolio legato alle tensioni sullo Stretto di Hormuz ha pesato sui listini asiatici. I contratti a termine assegnano al rialzo dei tassi della Federal Reserve di settembre una probabilità vicina al 67%.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Rafael Minguet Delgado su Pexels

Il prezzo del greggio in avvicinamento ai 96 dollari al barile ha prodotto ribassi marcati sulle Borse asiatiche, secondo la ricostruzione di QuiFinanza, che si basa sulle quotazioni di mercato. Il movimento non nasce da un singolo dato macroeconomico ma dalla combinazione tra una crisi geopolitica in corso e un mercato fisico dell’energia già in equilibrio precario.

Il punto geografico attorno a cui ruota la tensione è lo Stretto di Hormuz, passaggio marittimo attraverso cui transita storicamente circa un quinto del consumo mondiale di petrolio e di prodotti raffinati. È una quota che non ha alternative immediate: gli oleodotti che aggirano lo stretto hanno capacità limitata rispetto ai volumi che vi passano via mare. Per questa ragione ogni segnale di rischio sulla navigazione si traduce in un premio sul prezzo molto prima che si registri una interruzione effettiva delle forniture.

A rendere il quadro più rigido ha contribuito il lato delle riserve. Le scorte statunitensi sono diminuite di 2,6 milioni di barili, un calo che riduce il margine con cui il sistema può assorbire eventuali interruzioni. Quando le riserve si assottigliano, la stessa notizia geopolitica produce oscillazioni di prezzo più ampie, perché viene a mancare il cuscinetto che normalmente attenua gli scossoni dal lato dell’offerta.

Il passaggio successivo riguarda gli operatori. Secondo la stessa ricostruzione, il mercato non sta valutando soltanto l’impatto di singoli episodi ostili, ma le conseguenze di un conflitto che si prolunghi nel tempo sulla disponibilità complessiva di greggio. È una differenza rilevante: nel primo caso il rincaro tende a riassorbirsi in fretta, nel secondo entra nelle aspettative di medio periodo.

Da qui la reazione sulle attese di politica monetaria. I contratti a termine sui Fed Funds indicano una probabilità vicina al 67% di un rialzo di 25 punti base nella riunione della Federal Reserve di settembre. È un dato che misura il posizionamento del mercato, non una decisione della banca centrale: le probabilità implicite nei prezzi cambiano rapidamente e in passato hanno sbagliato direzione. La logica sottostante è però leggibile, e la fonte la esplicita: il rincaro dell’energia riduce lo spazio di manovra delle banche centrali, perché riaccende il rischio inflazione.

Il collegamento tra i due piani — energia più cara e attesa di tassi più alti — è quanto le fonti disponibili documentano sul movimento dei listini asiatici. Non forniscono invece una scomposizione per paese o per settore, né dati sulla quota di greggio importato dalle singole economie della regione: questa redazione non colma il vuoto con stime proprie.

Vanno dichiarati anche gli altri limiti di quanto sopra. La vicenda è in evoluzione e i numeri riportati sono i più recenti accertabili al momento della pubblicazione: il prezzo del barile, il livello delle scorte e le probabilità implicite nei contratti a termine si aggiornano di continuo. Sul contesto internazionale della crisi la seconda origine indipendente utilizzata è la redazione di NPR. Nessuna delle due fonti fornisce stime quantificate sull’impatto del rincaro sui prezzi al consumo.

Restano tre elementi osservabili nelle prossime settimane: l’andamento settimanale delle scorte statunitensi, l’eventuale ricorso a riserve strategiche da parte dei paesi importatori e le decisioni sui volumi di produzione dei principali esportatori. La riunione della Federal Reserve è fissata per settembre; a oggi i contratti a termine assegnano al rialzo di 25 punti base una probabilità vicina al 67%.

Fonti: QuiFinanza (quotazioni di mercato e contratti a termine sui Fed Funds); NPR (redazione).

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