Venticinque nuovi siti nel Patrimonio Mondiale, tre iscritti già in pericolo
La 48ª sessione del Comitato UNESCO, riunita a Busan, porta la lista a 1.273 beni in 173 paesi. Sud Sudan, Comore e São Tomé e Príncipe entrano per la prima volta; Vienna esce dalla lista dei siti in pericolo.
Il Comitato del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO ha iscritto 25 nuovi beni nella sua lista: 19 culturali, cinque naturali e uno misto, oltre all’estensione di due siti già presenti. Con queste decisioni la lista arriva a 1.273 siti distribuiti in 173 paesi. La 48ª sessione si è svolta a Busan, nella Repubblica di Corea, dal 20 al 29 luglio 2026, preceduta dalla cerimonia di apertura del 19 luglio, con l’esame di 30 candidature.
La geografia delle nuove iscrizioni è larga. Entrano il Monte Olimpo in Grecia, le sepolture Xiongnu in Mongolia, i teatri amazzonici del Brasile e l’antico sito buddista di Sarnath, in India. Tre paesi ottengono la loro prima iscrizione in assoluto: Comore, São Tomé e Príncipe e Sud Sudan.
Fra i beni europei figurano le spiagge dello sbarco in Normandia: l’iscrizione copre Utah, Omaha, Gold, Juno e Sword, insieme a Pointe du Hoc, ai resti del Vallo Atlantico tedesco e al cimitero americano di Colleville-sur-Mer. È un perimetro che unisce siti naturali, opere militari e luoghi di memoria in un’unica candidatura.
Tre siti sono entrati nella lista e nell’elenco dei beni in pericolo nello stesso giorno.
Iscritti e già a rischio. Il Boma-Badingilo Migratory Landscape in Sud Sudan, i castelli del Monte Amel in Libano e Sebastia, nello Stato di Palestina, sono stati iscritti con procedura d’emergenza e contestualmente inseriti nella Lista del Patrimonio in Pericolo. La procedura d’emergenza serve proprio a questo: riconoscere il valore di un bene quando la minaccia è già in atto, senza attendere i tempi ordinari della candidatura. In direzione opposta si muove il Centro storico di Vienna, che il Comitato ha deciso di rimuovere dalla lista dei siti in pericolo.
Sul piano delle politiche, la sessione ha adottato la World Heritage Strategy for Small Island Developing States 2026-2034, sostenuta da un budget di 13 milioni di dollari. È il capitolo meno visibile delle riunioni del Comitato: non riguarda i singoli monumenti, ma la capacità dei piccoli stati insulari di candidare e proteggere i propri beni.
La documentazione su cui si basa questa ricostruzione è ampia: i due comunicati UNESCO, quello di presentazione della sessione e quello sulle nuove iscrizioni, e le sintesi delle decisioni pubblicate da Time Out, Forbes e Outlook Traveller. Le cifre — 25 iscrizioni, 1.273 siti, 173 paesi, 30 candidature esaminate — vengono dalla fonte primaria.
Che cosa non sappiamo. Non abbiamo l’elenco completo dei 25 nuovi beni né quello dei due siti estesi: i materiali disponibili ne citano una parte. Non conosciamo le motivazioni analitiche delle singole decisioni, contenute nei documenti di sessione. Non sappiamo quali interventi abbiano determinato l’uscita di Vienna dalla lista dei siti in pericolo, né quali misure di salvaguardia siano state richieste per i tre beni iscritti in emergenza. Sui 13 milioni di dollari della strategia non è indicata, nei materiali disponibili, la ripartizione annuale né la fonte dei finanziamenti.
Per chi segue il calendario del patrimonio, il dato operativo è quello finanziario: 13 milioni di dollari a sostegno di una strategia per i piccoli stati insulari che copre il periodo 2026-2034. Nella stessa sessione due arcipelaghi, Comore e São Tomé e Príncipe, hanno ottenuto la loro prima iscrizione nella lista.
Fonti: UNESCO – nuove iscrizioni; UNESCO – presentazione della sessione; Time Out; Forbes; Outlook Traveller.
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