La BCE decide oggi: il consenso degli economisti è su un rialzo al 2,50%
Annuncio alle 14:15, conferenza stampa alle 14:45. Il mercato sconta venticinque punti base in più sul tasso dei depositi, con l'inflazione dell'area euro risalita al 3,3% ad agosto. La domanda vera riguarda dicembre, e su quella data le attese dei mercati e quelle degli analisti si separano.
Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea si riunisce oggi, 10 settembre. L’annuncio sui tassi è atteso alle 14:15 e la conferenza stampa alle 14:45. Il mercato sconta un aumento di venticinque punti base del tasso sui depositi, che passerebbe dal 2,25% al 2,50%.
Il consenso è compatto in modo raro: nell’ultima indagine internazionale citata dalle testate finanziarie tutti i sessantacinque economisti interpellati prevedevano un rialzo di venticinque punti base, come riferisce FinanzaOnline sulla base dei sondaggi condotti fra gli analisti.
Il dato che ha spostato l’ago
Il motivo sta nei prezzi. Ad agosto l’inflazione dell’area euro ha toccato il 3,3%, contro il 2,9% del mese precedente, e il contributo maggiore arriva dal rincaro dell’energia, secondo la ricostruzione del Daily Express Italia sui dati Eurostat. Quattro decimi in un mese, con la componente energetica come motore principale: è il tipo di movimento che una banca centrale non può ignorare, anche quando la causa è esterna alla domanda interna.
Il punto di partenza è la riunione del 23 luglio 2026, quando il Consiglio direttivo aveva lasciato i tassi invariati:
| Tasso | Livello dopo il 23 luglio |
|---|---|
| Depositi | 2,25% |
| Rifinanziamento principale | 2,40% |
| Prestiti marginali | 2,65% |
Se l’attesa del mercato si realizza, il tasso sui depositi torna a muoversi dopo quella pausa.
Dove il consenso si rompe
Sull’oggi c’è accordo, sul dopo no. I prezzi di mercato incorporano in buona misura una seconda stretta entro dicembre; fra gli economisti prevale invece la lettura opposta, quella per cui la mossa di settembre chiuderebbe il ciclo, almeno per la fase attuale. Due modi di leggere lo stesso quadro: chi opera sui mercati prezza il rischio che il rincaro energetico si trasmetta al resto dei prezzi, chi fa previsioni scommette sul rientro.
Il fattore che alimenta il dubbio ha un nome geografico. Secondo la nota di Generali Investments ripresa da SoldiOnline, il ritorno dello scontro con l’Iran «ha accresciuto i rischi al rialzo per l’inflazione», anche attraverso effetti di secondo impatto sui salari. La citazione è dell’economista Martin Wolburg e riflette la posizione di una società di gestione del risparmio, non una previsione ufficiale.
Altre case d’investimento hanno diffuso valutazioni sulla riunione: Benzinga Italia raccoglie note di Vontobel, PIMCO e ING sul medesimo appuntamento. Tutte queste sono analisi di soggetti privati identificati; questo giornale le riporta come tali e non formula indicazioni proprie.
Che cosa non sappiamo
Non sappiamo che cosa deciderà il Consiglio direttivo: al momento della pubblicazione la riunione non si è conclusa e ogni cifra citata è un’attesa di mercato, non un fatto. Non sappiamo se nel comunicato comparirà un’indicazione sulle mosse successive, e la conferenza stampa delle 14:45 è il momento in cui quella indicazione, se c’è, diventa leggibile.
Non sappiamo quanto durerà la spinta energetica sui prezzi: il salto dal 2,9% al 3,3% è un dato rilevato, la sua persistenza è una previsione. Il prossimo appuntamento decisionale citato dagli analisti è dicembre, e su quella data la distanza fra le attese dei mercati e quelle degli economisti resta di venticinque punti base.
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