Una fossa comune di 2.800 anni in Serbia e i Neanderthal d'Abruzzo: due cantieri della preistoria
A Gomolava, nel nord della Serbia, uno studio del 2026 documenta 77 individui in una fossa comune dell'età del ferro, in maggioranza donne e bambini. In Abruzzo, dall'8 al 26 settembre, l'Università di Ferrara torna a scavare nei Grottoni di Calascio, dove negli anni Settanta emerse un resto neandertaliano di circa 80mila anni fa.
L’archeologia funeraria produce raramente notizie del giorno, ma quando lo fa i numeri parlano da soli. Al sito di Gomolava, nel nord della Serbia, uno studio pubblicato nel 2026 documenta una fossa comune di 2.800 anni fa contenente settantasette individui, in maggioranza donne e bambini. Gli autori li attribuiscono alle vittime di un massacro mirato di età del ferro. La ricerca è ripresa dalla cronologia bioarcheologica del 2026 su Wikipedia e dalla comunicazione dell’Istituto di archeologia della Serbia riportata da Archaeology Magazine.
Le due fonti disponibili risalgono alla stessa comunicazione dell’istituto serbo: il riscontro non è pienamente indipendente, e la qualificazione «massacro mirato» è la lettura degli autori dello studio, non un fatto stabilito da terzi. Nel materiale a disposizione non compaiono il metodo di datazione, la descrizione delle lesioni sui resti né l’ampiezza dello scavo.
La composizione demografica del deposito è però l’elemento che gli archeologi considerano indicativo: una fossa in cui prevalgono donne e individui non adulti descrive una dinamica diversa da quella di un campo di battaglia. Nello stesso periodo, alla necropoli occidentale di Heraclea Sintica in Bulgaria, è stata annunciata la scoperta di una tomba romana del IV secolo con una donna di ascendenza mista europea e africana.
Il riparo dell’Appennino
Il secondo cantiere è italiano e ha date precise: dall’8 al 26 settembre 2026 riprendono le indagini archeologiche nei Grottoni di Calascio, in provincia dell’Aquila, all’interno del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. La campagna è condotta dall’Università degli Studi di Ferrara, e il programma è stato diffuso da PaleoResearch Unife, come riferisce Scintilena. La notizia proviene al momento da un’unica origine (l’annuncio di PaleoResearch Unife ripreso da Scintilena); nessuna conferma indipendente disponibile.
Il sito ha una storia lunga. Il reperto che lo ha reso noto emerse mezzo secolo fa: a scavare, negli anni Settanta, fu un gruppo dell’Università di Pisa diretto da Antonio Mario Radmilli, che recuperò i resti di un individuo neandertaliano morto fra i dodici e i quattordici anni. La datazione li colloca attorno a 80mila anni fa e, secondo il materiale disponibile, ne fa il più antico resto umano finora rinvenuto in Abruzzo.
Il ritorno di un’équipe universitaria su uno scavo aperto mezzo secolo fa non è una ripetizione: le tecniche di prelievo, datazione e analisi dei sedimenti sono cambiate, e strati che negli anni Settanta erano leggibili solo per gli oggetti visibili oggi vengono interrogati per residui biologici e microstratigrafie.
Il cantiere aperto al pubblico
Un dettaglio organizzativo distingue Calascio da molte campagne: durante gli scavi sarà possibile visitare il riparo sotto roccia e incontrare gli archeologi specializzati in preistoria. È una scelta di comunicazione che porta i visitatori dentro un cantiere in corso, non davanti a un risultato già confezionato.
Che cosa non sappiamo
Di Gomolava non conosciamo il titolo dello studio né la rivista di pubblicazione, e nel materiale raccolto non compare l’identità degli autori: sono elementi che servirebbero per valutare la solidità dell’attribuzione a un evento violento unico. Di Calascio non sappiamo quali obiettivi scientifici si sia data la campagna 2026, né quali aree del riparo verranno indagate.
Le due notizie hanno in comune il grado di verifica: entrambe poggiano su comunicazioni delle istituzioni che conducono la ricerca. Il risultato verificabile è per ora una data — il 26 settembre, quando si chiude lo scavo abruzzese — e un conteggio, i settantasette individui della fossa serba.
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