Legge elettorale, gli emendamenti dividono il centrodestra sul premio e sulle preferenze
Dopo il voto sulle pregiudiziali raccontato stamattina, l'esame in Senato entra nel merito: proposta di abbassare al 41% la soglia del premio, reintroduzione delle preferenze, e sulla norma anti-cespugli Forza Italia si divide dagli alleati.
Stamattina il giornale ha raccontato il primo passaggio d’Aula: le questioni pregiudiziali di costituzionalità respinte al Senato. Lo sviluppo delle ore successive riguarda il merito del testo, e il merito, per ora, divide la maggioranza più delle opposizioni.
Il testo della nuova legge elettorale è approdato in aula al Senato il 9 settembre, dopo l’approvazione della Camera. Fra gli emendamenti presentati ce ne sono due che toccano l’architettura del sistema: l’abbassamento dal 42% al 41% della soglia di voti necessaria per l’assegnazione del premio di maggioranza, e la reintroduzione delle preferenze, con esclusione del ballottaggio (La Verità; Notizie.it).
Un punto percentuale che non è un dettaglio
La differenza fra 41% e 42% sembra minima e non lo è: è la soglia che separa una coalizione che ottiene il premio da una che non lo ottiene, e quindi il confine fra un parlamento con una maggioranza costruita dal meccanismo elettorale e uno in cui la maggioranza va costruita dopo il voto. Spostare l’asticella di un punto significa modificare la probabilità che il premio scatti, non il modo in cui viene distribuito.
Le preferenze, invece, toccano un’altra dimensione: chi sceglie gli eletti. Reintrodurle sposta la selezione dai partiti agli elettori; escludere il ballottaggio elimina il secondo turno come strumento di legittimazione della coalizione vincente. I due emendamenti insieme disegnano un impianto diverso da quello arrivato dalla Camera.
La norma anti-cespugli, dove passa la faglia
La divergenza più nitida dentro il centrodestra riguarda la cosiddetta norma anti-cespugli, cioè la soglia sotto la quale i voti di una lista non vengono computati alla coalizione. Un emendamento sottoscritto da Fratelli d’Italia, Lega e Noi Moderati propone di fissarla all’1%; Forza Italia preferirebbe il 2%.
Anche qui la posta è concreta: più bassa è la soglia, più conviene alle coalizioni frammentate e alle liste minori; più alta è, più conviene ai partiti maggiori della coalizione, che assorbono i voti dispersi. Non è una discussione tecnica fra alleati, è una redistribuzione di seggi decisa in anticipo.
Su questo doppio fronte — premio e passaggi parlamentari — una rassegna stampa datata 10 settembre riprende un articolo di Repubblica: al gruppo di Forza Italia viene attribuita la preferenza per il premio fissato al 42%, mentre a Maurizio Lupi si attribuisce l’attesa di un voto di fiducia quando il testo tornerà alla Camera (Quotidiano dei Contribuenti). Segnaliamo la catena: si tratta di una rassegna che riporta un articolo di quotidiano, non di una dichiarazione raccolta direttamente.
Sul fronte delle opposizioni la posizione è quella annunciata dalla segretaria del Partito democratico Elly Schlein: «Con le altre opposizioni faremo muro».
Il calendario
La legge dovrebbe tornare in aula alla Camera il 28 settembre per una nuova lettura. È il dato che rende comprensibile la trattativa in corso: ogni modifica approvata al Senato riapre il testo a Montecitorio, e l’ipotesi del voto di fiducia, attribuita a Lupi dalla stessa rassegna, servirebbe a chiudere quella seconda lettura senza rimetterla in discussione voto per voto.
Che cosa non sappiamo
Non sappiamo quali emendamenti siano stati effettivamente votati e con quale esito: il materiale disponibile documenta le proposte depositate e le posizioni dei gruppi, non i risultati delle votazioni. Non conosciamo il numero complessivo degli emendamenti in discussione né i tempi contingentati dell’Aula. Le divergenze fra Forza Italia e gli alleati sono, per ora, registrate come posizioni negoziali: una divergenza dichiarata prima del voto può chiudersi con un compromesso nel giro di poche ore.
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