Hormuz, Teheran rivendica attacchi contro basi americane in Giordania e nel Golfo
Le Monde riferisce nella mattina dell'11 settembre di bombardamenti iraniani contro basi in Giordania e nel Golfo. I Guardiani della rivoluzione parlano di due navi americane e otto petroliere prese di mira. Il Brent resta sopra i cento dollari.
La prima cosa da registrare è l’orario. L’articolo di Le Monde che riferisce dei bombardamenti iraniani contro basi in Giordania e nel Golfo è pubblicato l’11 settembre 2026 alle 07:06 e aggiornato alle 07:58: è una notizia in movimento, e il suo contenuto è per ora quello che una testata riporta di una rivendicazione altrui. Secondo la rivendicazione riferita, i Guardiani della rivoluzione hanno preso di mira due navi statunitensi e otto petroliere; altre dieci navi sarebbero state a loro volta bersaglio.
Su questi numeri conviene essere espliciti. Sono cifre di parte, comunicate dal soggetto che dichiara di aver agito e riprese da una testata: non sono un bilancio, non sono un accertamento, e nel materiale disponibile oggi non esiste alcun conteggio indipendente che le confermi o le riduca. Non c’è, allo stesso modo, una versione statunitense dello stesso scambio. Ciò che si può scrivere con sicurezza è che la rivendicazione esiste, è attribuita e circola dalla mattina.
Il contesto in cui si colloca, invece, è documentato. Il conflitto è cominciato il 28 febbraio 2026 con attacchi statunitensi e israeliani contro obiettivi iraniani; dal 27 marzo i Pasdaran hanno dichiarato lo Stretto di Hormuz chiuso alle navi dirette verso porti di Stati Uniti, Israele e alleati. Il 1° settembre il Comando centrale statunitense ha annunciato l’avvio di una nuova serie di attacchi contro obiettivi dei Guardiani della rivoluzione in Iran, presentandoli come risposta a tentativi di colpire il traffico commerciale nello stretto e militari americani nella regione. Nell’elenco degli obiettivi diffuso da CENTCOM figurano siti di difesa aerea, radar, capacità di posa mine, lanciatori di missili antinave e di droni d’attacco: la ricostruzione è riportata da Axios e, per via dell’agenzia Reuters, da Military Times. Lo stesso giorno il centro britannico UKMTO ha riferito che un’autocisterna saudita e una sudcoreana erano state colpite a pochi minuti l’una dall’altra mentre transitavano nello stretto, come riporta il Washington Times.
La scala del braccio di ferro sta in due percentuali riferite alla situazione precedente alla guerra: attraverso Hormuz passava circa il 25% del commercio marittimo mondiale di petrolio e il 20% del gas naturale liquefatto. È su quella quota che si gioca la minaccia iraniana più esplicita: il presidente del parlamento Mohammad Baqer Qalibaf, citato dai media iraniani, ha sostenuto che se all’Iran verrà impedito di esportare greggio dal Golfo Persico nessuno potrà esportarne.
Il mercato traduce la minaccia in cifre. Il 10 settembre i contratti a termine sul Brent sono saliti del 2,78% a 104,41 dollari al barile secondo Forbes Advisor; alle 8 del mattino ora di New York il riferimento internazionale era quotato 105,20 dollari, 3,15 in più del giorno precedente e circa 37,30 dollari sopra il livello di un anno prima, secondo la rilevazione di Fortune. Il 9 settembre il Brent aveva superato i 100 dollari per la prima volta da maggio. Nel dispaccio del 10 settembre ripreso da ANSA la produzione saudita risultava scesa ai minimi dal 1990, con il barile vicino a 105 dollari.
Che cosa non sappiamo. Quali basi siano state colpite in Giordania e nel Golfo, con quali effetti e con quali eventuali vittime: nessuno di questi elementi compare nel materiale di oggi. Non sappiamo quante delle navi indicate nella rivendicazione siano state effettivamente colpite, né quale sia la valutazione statunitense: non risulta, nella documentazione disponibile, una comunicazione del Comando centrale successiva a quella del 1° settembre. Non conosciamo nemmeno gli effetti materiali degli attacchi annunciati quel giorno da CENTCOM.
Resta un dato verificabile che non dipende dalle rivendicazioni: il riferimento europeo del greggio è sopra i cento dollari al barile dal 9 settembre, e per gli operatori citati dalle rilevazioni di mercato l’escalation tra Stati Uniti e Iran è il primo dei fattori in gioco, insieme al calo di 0,3 milioni di barili delle scorte americane.
← Archivio · Prima pagina · Editoriali passati · Segnala un errore