La carenza di insegnanti entra nel rapporto annuale dell'OCSE
«Education at a Glance 2026» esce con un capitolo speciale dedicato al personale docente che manca. La serie annuale permette un confronto pluriennale; l'edizione precedente indicava che quasi il 7% degli insegnanti di scuola secondaria non ha tutte le credenziali richieste.
Ogni settembre l’OCSE pubblica «Education at a Glance», il rapporto statistico annuale su partecipazione, finanziamento, organizzazione e risultati dei sistemi educativi dei paesi membri e partner. L’edizione 2026 ha un capitolo speciale: la carenza di insegnanti, i paesi in cui il problema è più acuto e l’impatto nelle classi. La pagina ufficiale di lancio indica un evento in rete con il segretario generale Mathias Cormann e con Andreas Schleicher, direttore per l’istruzione e le competenze; il volume compare anche nel catalogo delle pubblicazioni in uscita.
La fonte primaria e la sua data. Il documento è il rapporto OCSE «Education at a Glance», nella sua edizione 2026, il cui lancio è annunciato dall’organizzazione stessa nella pagina citata. La serie completa delle edizioni precedenti è raccolta nella collana della pubblicazione.
L’intervallo di confronto. È qui che sta il valore della pubblicazione, e non nel singolo numero di quest’anno. Le edizioni precedenti sono uscite il 9 settembre 2025, il 10 settembre 2024 e il 12 settembre 2023: una cadenza annuale regolare che consente confronti pluriennali su spesa per l’istruzione, livelli di istruzione raggiunti e condizioni del personale docente. Un dato sugli insegnanti che mancano acquista significato solo se lo si può mettere accanto a quelli degli anni precedenti, ed è esattamente ciò che una serie annuale permette di fare.
Dall’edizione 2025 vengono due indicatori che aiutano a inquadrare il fenomeno prima ancora di conoscere le cifre del 2026: nei paesi OCSE quasi il 7% degli insegnanti di scuola secondaria non possiede tutte le credenziali richieste, e ogni anno tra l’1% e il 3% dei docenti va in pensione.
Sono due numeri che raccontano due problemi diversi. Il primo riguarda il presente: una quota del personale già in servizio è in cattedra senza il titolo pieno previsto dal proprio sistema, il che significa che la carenza non si manifesta solo come posto vuoto ma come posto coperto in deroga. Il secondo riguarda il futuro ed è un flusso: una percentuale annuale di uscite per pensionamento che, anche ai livelli più bassi dell’intervallo, va rimpiazzata ogni anno con nuovi ingressi. Quando il reclutamento non tiene il passo del flusso, la quota di personale senza titolo pieno è la variabile che assorbe la differenza.
I limiti, dichiarati. Il perimetro del rapporto è quello dei paesi membri e partner considerati dall’OCSE: il numero esatto dei sistemi coperti dall’edizione 2026 non risulta dal materiale su cui questo pezzo si basa. Non è in ogni caso una fotografia globale, e ne restano fuori sistemi scolastici molto grandi. I due indicatori citati sopra appartengono all’edizione 2025 e riguardano la sola scuola secondaria: le cifre corrispondenti dell’edizione 2026 non sono disponibili nel materiale su cui questo pezzo si basa, e questo giornale non le anticipa. La scheda dell’ufficio statistico federale tedesco (Destatis) conferma il ruolo del rapporto come riferimento comparativo per gli istituti nazionali di statistica, che ne riprendono gli indicatori.
Il passaggio da verificare, quando i numeri saranno pubblici, è uno solo: se la quota di insegnanti privi di tutte le credenziali richieste si sia mossa rispetto al 7% rilevato nell’edizione 2025, e in quale direzione.
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