Trump non ritratta sull'Iran, il Tesoro americano sanziona reti in quattro paesi
La giornata non porta verifiche sulla rivendicazione iraniana pubblicata stamattina: porta la posizione politica di Washington e un atto amministrativo. Sul Mar Rosso, tre fonti governative yemenite riferiscono la presa di Mocha da parte degli Houthi.
Nell’edizione delle 6:30 questo giornale ha aperto su una rivendicazione iraniana di attacchi contro basi americane, pubblicata per quello che era: la dichiarazione di chi afferma di aver agito, senza conteggio indipendente e senza versione statunitense. Il pomeriggio non cambia quel quadro. Non arriva una smentita, non arriva una conferma, non arriva un bilancio: arriva altro, e conviene distinguere.
La prima cosa che arriva è una posizione politica. Donald Trump ha dichiarato di non avere rimpianti per la decisione di entrare in guerra contro l’Iran e ha respinto le ricostruzioni secondo cui una parte del suo elettorato sarebbe demoralizzata dal conflitto. La frase con cui ha riassunto il punto è breve: «Rifarei esattamente ciò che ho fatto» (trad. dall’inglese).
La seconda cosa che arriva è un atto amministrativo, e ha un peso diverso da una dichiarazione perché produce effetti misurabili sui conti e sulle transazioni. Il Dipartimento del Tesoro statunitense ha annunciato nuove sanzioni contro imprese e persone che, secondo il dipartimento stesso, forniscono sostegno a Hezbollah e ad altre formazioni legate a Teheran. I soggetti colpiti si trovano in quattro paesi — Iraq, Emirati Arabi Uniti, Libano e Turchia — e sono indicati come collegati a Kata’ib Hezbollah e a Hezbollah.
Va detto con chiarezza da dove viene questo materiale: la notizia proviene al momento da un’unica origine (Just Security, che riprende un dispaccio dell’agenzia Reuters e l’annuncio del Dipartimento del Tesoro); nessuna conferma indipendente disponibile. Sulle sanzioni la qualificazione dei soggetti — chi aiuta chi, e in che modo — è la posizione dell’amministrazione che le adotta, non un accertamento di terzi: la riportiamo come tale.
Le due notizie della giornata americana non toccano le cifre rivendicate stamattina da Teheran: le lasciano esattamente dove stavano.
Il secondo teatro: Mocha. Lontano dal Golfo, sull’altro versante della penisola arabica, si muove l’altro fronte della stessa faglia regionale. Il 10 settembre tre fonti governative yemenite hanno riferito ad Al Jazeera che gli Houthi hanno preso il controllo della città costiera di Mocha, sul Mar Rosso. Sempre secondo Al Jazeera, il vicepresidente del Consiglio di leadership presidenziale ha disposto una riorganizzazione delle forze governative sulla costa occidentale.
Una seconda ricostruzione viene da Xinhua (agenzia di stato cinese), che aggiunge dettagli geografici: il campo di Jabal al-Nar, la località di Yakhtul, la città e il porto. Un responsabile portuale citato dall’agenzia riferisce che gli Houthi sono entrati nel porto. Per lo statuto di questo giornale una fonte di stato vale come attribuzione, non come riscontro autonomo: la convergenza fra le due ricostruzioni è un elemento utile al lettore, non la prova che il fatto sia stato verificato da un soggetto terzo. Quello che abbiamo, allo stato, sono fonti governative yemenite — cioè una delle parti in conflitto — più un responsabile portuale citato da un’agenzia statale.
Se confermata, la perdita di Mocha ha una conseguenza che non riguarda solo lo Yemen: è una città con un porto sul Mar Rosso, cioè su un corridoio marittimo distinto da quello del Golfo. Il riordino delle forze governative sulla costa occidentale, disposto secondo Al Jazeera dal vicepresidente del Consiglio di leadership presidenziale, indica che sul posto la perdita viene trattata come tale.
Che cosa non sappiamo. Non sappiamo l’elenco dei soggetti sanzionati dal Tesoro né l’entità dei beni congelati. Non sappiamo se le dichiarazioni di Trump siano state accompagnate da indicazioni operative. Non sappiamo se le forze governative yemenite contestino la ricostruzione sulla presa del porto, né quale sia la posizione della coalizione che le sostiene. E continuiamo a non avere, a dodici ore dall’edizione del mattino, alcuna versione americana sulla rivendicazione iraniana di attacchi a basi in Giordania e nel Golfo.
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