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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Italia · Analisi sabato 12 settembre 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Il Senato reintroduce le preferenze con i capilista bloccati

Approvato l'emendamento della maggioranza a prima firma Lisei: preferenze sì, ma con i capilista nominati. Un secondo voto cancella la soglia per concorrere al premio di maggioranza e quadruplica le firme per i partiti nuovi.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di A G su Pexels

Due giorni di votazioni in Aula al Senato hanno ridisegnato due punti della riforma elettorale: il modo in cui si scelgono gli eletti e le condizioni di accesso alla competizione.

Il 10 settembre 2026 l’Aula ha approvato l’emendamento della maggioranza, prima firma del senatore di Fratelli d’Italia Marco Lisei, che reintroduce le preferenze mantenendo però i capilista bloccati: 97 voti favorevoli, 67 contrari, due astenuti. Lo riferiscono Il Post, La Voce d’Italia e Panorama, tutti sul resoconto dell’Aula.

Il meccanismo approvato ha un effetto preciso: il primo nome di ogni lista resta scelto dal partito, gli altri passano dal voto dell’elettore. È la differenza che il Partito democratico aveva provato a cancellare con un subemendamento che proponeva preferenze senza capilista bloccati e due scelte possibili. È stato respinto con 99 voti contrari e 68 favorevoli.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato il risultato: «Le preferenze mancavano da quasi 35 anni».

Il secondo voto: premio senza soglia, firme quadruplicate

L’11 settembre l’Aula ha approvato con 87 voti favorevoli un emendamento riformulato a prima firma della senatrice di Fratelli d’Italia Antonella Zedda. Su questo passaggio la notizia proviene al momento da un’unica origine, l’agenzia ANSA sul resoconto dell’Aula del Senato; nessuna conferma indipendente disponibile.

L’emendamento fa due cose distinte. La prima: cancella qualsiasi soglia perché i voti di una lista contribuiscano al calcolo del premio di maggioranza. La seconda riguarda chi vuole entrare: le firme minime per le formazioni politiche non presenti in Parlamento salgono da 1.500 a 6.000, con un tetto massimo di 7.000.

Le esenzioni disegnano una geografia altrettanto informativa: restano fuori dall’obbligo i soggetti con due gruppi in Parlamento e chi ha almeno un gruppo costituito entro il 31 dicembre 2025. Per chi ha una componente in un solo ramo del Parlamento le firme restano fra 1.500 e 2.000.

SoggettoFirme richieste
Nuove formazioni non parlamentarida 6.000 a 7.000
Chi ha una componente in un ramoda 1.500 a 2.000
Due gruppi in Parlamento, o un gruppo entro il 31/12/2025esentati

Le due norme lavorano in direzioni opposte per chi è piccolo: da un lato i suoi voti contano comunque per il premio, anche senza raggiungere una soglia; dall’altro l’ingresso nella competizione diventa più oneroso se non si è già rappresentati in Parlamento.

Il calendario

Il testo modificato dagli emendamenti tornerà alla Camera il 28 settembre, dove sarà di nuovo possibile il voto con scrutinio segreto. Il voto finale è previsto per metà ottobre. Alla Camera la riforma era già stata approvata a luglio 2026, con voto segreto, da 217 favorevoli, 152 contrari e 2 astensioni: un margine che a Montecitorio, senza obbligo di voto palese, è il dato da tenere presente per la lettura finale.

Che cosa non sappiamo

Il dossier di oggi non contiene il testo integrale degli emendamenti approvati, quindi non possiamo descrivere la formulazione letterale delle norme su preferenze e soglia. Non contiene la percentuale del premio di maggioranza nella versione uscita dal Senato, né il numero di preferenze esprimibili secondo l’emendamento Lisei. Non contiene le posizioni dei singoli gruppi di opposizione oltre al subemendamento del Partito democratico, né dichiarazioni di voto delle componenti della maggioranza sull’emendamento Zedda.

Restano quindi aperte due domande che solo la terza lettura potrà chiudere: se la Camera confermerà l’impianto uscito dal Senato e se lo scrutinio segreto produrrà lo stesso risultato del voto palese. La prima data da segnare è il 28 settembre.

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