Washington schiera una terza portaerei nel Golfo mentre una petroliera brucia a Hormuz
Il Pentagono invia la portaerei Theodore Roosevelt e migliaia di fucilieri della Marina verso il Medio Oriente nell'inasprimento dello scontro con l'Iran, mentre Teheran denuncia l'incendio di una superpetroliera nello Stretto di Hormuz.
Il Pentagono sta rafforzando in modo consistente la propria presenza militare in Medio Oriente. Secondo un funzionario statunitense citato da Al Jazeera, gli Stati Uniti stanno dispiegando la portaerei USS Theodore Roosevelt e il gruppo d’assalto anfibio Makin Island, che include circa 2.200 fucilieri della Marina, verso l’area del Golfo. Lo stesso funzionario ha riferito che tre portaerei e due gruppi da sbarco si stanno posizionando attorno all’Iran, con il pieno dispiegamento previsto entro novembre.
Una fonte del Pentagono citata dalla stampa, ripresa dal Japan Times, conferma il quadro generale: gli Stati Uniti hanno già circa 50.000 militari stanziati nella regione. Il presidente Usa Donald Trump ha ribadito di non avere intenzione di inviare truppe di terra in Iran. Interpellato sui dettagli del dispiegamento navale, un portavoce del comando centrale americano ha risposto in termini generici:
«non discutiamo i programmi delle unità per ragioni di sicurezza operativa» (trad. dall’inglese) — portavoce CENTCOM, comando centrale Usa
Il rafforzamento militare arriva mentre si moltiplicano le notizie di incidenti nelle acque dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il trasporto di greggio verso i mercati asiatici ed europei. Secondo l’agenzia di stato iraniana Fars, una petroliera che trasportava 2,5 milioni di barili è stata colpita ed è andata a fuoco mentre transitava a circa 8 chilometri dalla costa dell’Oman. Fars sostiene che la nave viaggiasse “illegalmente” nello stretto, ma i media iraniani non indicano né l’autore dell’attacco né la bandiera della petroliera coinvolta.
Su questo episodio la notizia proviene al momento da un’unica origine (Fars, agenzia di stato iraniana); nessuna conferma indipendente è al momento disponibile, né sulla dinamica dell’attacco né sull’identità della nave colpita.
I due filoni — il dispiegamento militare annunciato dal Pentagono e l’incendio della petroliera riportato da Fars — restano distinti nelle fonti disponibili: nessuno dei documenti consultati stabilisce un nesso causale diretto tra i due eventi, e questo giornale non lo presume. Quel che è accertato da fonti Usa è l’entità del movimento di truppe: tre gruppi portaerei e due gruppi da sbarco destinati a convergere nell’area entro novembre, in aggiunta ai 50.000 militari già presenti nella regione secondo la fonte del Pentagono.
Resta da verificare, nei prossimi giorni, se il dispiegamento annunciato troverà conferma in movimenti osservabili delle unità navali, e se emergeranno fonti terze — diverse da quella statale iraniana — sull’episodio dello Stretto di Hormuz.
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