Meloni chiede flessibilità di bilancio a Bruxelles, la Commissione risponde di averla già concessa
La premier ha scritto il 1° ottobre alla presidente della Commissione Ue per chiedere di considerare l'impatto dell'inflazione sui conti pubblici. Bruxelles replica di aver già agito, prima ancora di ricevere formalmente la lettera.
Giorgia Meloni ha scritto il 1° ottobre alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere che venga considerato l’impatto dell’inflazione sui conti pubblici italiani. Nella lettera, secondo quanto riportato, la premier sostiene che lo spazio concesso dalle regole europee sulla spesa sia troppo limitato per sostenere famiglie e imprese senza ricorrere a misure restrittive.
Il tema sarà discusso al prossimo Ecofin, la riunione dei ministri economici dell’Unione, in programma il 9 ottobre.
La risposta della Commissione è arrivata prima ancora che la lettera venisse formalmente ricevuta: a nome dell’esecutivo comunitario, la portavoce capo Paula Pinho ha dichiarato:
«abbiamo già concesso maggiore flessibilità agli Stati membri» — Paula Pinho, portavoce capo della Commissione europea
La tempistica della risposta — anticipata rispetto alla ricezione ufficiale del testo — segnala una distanza di valutazione tra Roma e Bruxelles sul punto centrale della richiesta italiana: se la flessibilità già concessa sia sufficiente ad affrontare l’impatto dell’inflazione sui conti pubblici, oppure se serva un margine ulteriore, come sembra sostenere la lettera della premier.
Non è ancora noto il contenuto integrale della lettera, né quali misure specifiche il governo italiano intenda collegare a questa richiesta di flessibilità. Il confronto si sposterà ora sul tavolo tecnico dell’Ecofin del 9 ottobre, dove i ministri economici dei paesi membri discuteranno il tema insieme ad altri dossier di bilancio.
Il nodo politico resta aperto fino a quella data: da una parte la richiesta italiana di un margine aggiuntivo legato alla dinamica dei prezzi, dall’altra la posizione della Commissione secondo cui lo spazio di manovra necessario sarebbe già stato messo a disposizione degli Stati membri con le decisioni assunte finora.
Resta da capire, nelle prossime settimane, come le due posizioni si tradurranno in termini concreti nella prossima legge di bilancio italiana. Il governo dovrà infatti presentare i documenti programmatici tenendo conto dei vincoli europei vigenti, a prescindere dall’esito del confronto politico avviato con la lettera di Meloni. L’Ecofin del 9 ottobre rappresenta quindi non solo un passaggio simbolico, ma la sede in cui la richiesta italiana verrà messa a confronto con le posizioni degli altri Stati membri e con la linea già espressa dalla Commissione attraverso la sua portavoce.
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