Le borse europee crollano, il petrolio sfonda i 100 dollari e lo spread sale a 118 punti
Piazza Affari chiude in forte calo mentre il rendimento del T-Bond decennale Usa tocca il massimo dal 2002: i mercati scontano insieme la tempesta sui bond e le tensioni nello Stretto di Hormuz.
Piazza Affari ha chiuso in calo del 2,21%, a 50.237 punti, con il settore finanziario tra i comparti più colpiti dalla seduta. Il movimento si inserisce in un quadro più ampio di tensione sui mercati obbligazionari globali: il rendimento del T-Bond decennale statunitense è salito al 5,33%, il livello più alto dal 2002.
In parallelo lo spread tra Btp e Bund, il differenziale che misura il premio di rischio richiesto sul debito italiano rispetto a quello tedesco, è arrivato in area 118 punti. Si tratta di un livello che segnala un aumento della cautela degli investitori verso il debito pubblico italiano, in un momento in cui i rendimenti di riferimento negli Stati Uniti spingono al rialzo il costo del denaro su scala globale.
Sul fronte energetico, il prezzo del petrolio è salito sopra i 100 dollari al barile, in un contesto di persistenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente e di timori inflazionistici su scala globale — una dinamica che si affianca, sul piano dei mercati, alle notizie di instabilità nello Stretto di Hormuz che il giornale segue separatamente sul fronte geopolitico. Un petrolio sopra quota 100 dollari rialza i costi energetici per imprese e famiglie e complica il compito delle banche centrali, già alle prese con rendimenti obbligazionari ai massimi da decenni.
Una gestore di portafoglio di Janus Henderson ha descritto così la pressione sui rendimenti:
«Il rialzo dei rendimenti è stato inarrestabile negli ultimi mesi» — Helen Anthony, Portfolio Manager, Janus Henderson
Le fonti disponibili non specificano quali comparti di Piazza Affari, oltre a quello finanziario, abbiano contribuito maggiormente al calo, né quale quota del rialzo petrolifero sia attribuibile ai timori sulla sicurezza dello stretto rispetto ad altri fattori di mercato. Il dato più solido resta quello sui rendimenti: il T-Bond decennale al 5,33% segna il livello più alto in oltre vent’anni di serie, un punto di riferimento che i mercati osserveranno nelle prossime sedute insieme all’andamento dello spread italiano e del prezzo del greggio.
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