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Aggiornato alle 20:54 (ora italiana) 4 ott 2026

Economia e Mercati · Apertura sabato 3 ottobre 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Roma chiede più margini a Bruxelles mentre il Consiglio dei ministri fissa lo scostamento

La premier scrive a von der Leyen per avere più flessibilità di bilancio in vista della manovra 2027, mentre il Documento programmatico di finanza pubblica appena approvato quantifica già uno spazio fino a 29 miliardi di euro nel biennio.

Fotogramma d'archivio, non riferito ai fatti descritti
Video d'archivio, non riferito ai fatti descritti. Video di Jason liu su Pexels

La premier Giorgia Meloni ha scritto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere più margini di spesa in vista della manovra 2027, sostenendo che con lo spazio limitato concesso dalle regole di bilancio europee non sarà possibile aiutare famiglie e imprese senza ricorrere a misure restrittive. Bruxelles ha replicato di aver già concesso più flessibilità agli Stati membri, aprendo così un confronto che si intreccia con l’approvazione, nello stesso periodo, del Documento programmatico di finanza pubblica da parte del Consiglio dei ministri.

Nella lettera, la premier cita in particolare pensioni e prestazioni indicizzate, quantificando nel 20,4% del Prodotto interno lordo la quota di spesa pubblica italiana esposta a un’inflazione superiore alle previsioni, e chiede che Bruxelles ne tenga conto nella valutazione dei conti italiani. Il documento è sostenuto anche da un testo congiunto presentato insieme alla Repubblica Ceca, ed è destinato al Consiglio europeo convocato per il 15 e 16 ottobre, l’appuntamento in cui la richiesta italiana troverà un primo riscontro politico.

Parallelamente, il Consiglio dei ministri ha approvato il Dpfp, il documento che aggiorna le previsioni di finanza pubblica in vista della prossima legge di bilancio. Il testo prevede uno spazio complessivo fino a circa 29 miliardi di euro nel biennio 2027-2028, derivante da una clausola che per il 2027 vale lo 0,3% del Pil per la spesa energetica e un ulteriore 0,3% per la difesa; per il 2028 è previsto un margine aggiuntivo dello 0,6% del Pil, da ripartire tra le due voci.

Il quadro dei conti pubblici delineato dal Dpfp indica un deficit al 3,4% del Pil nel 2027, che scende al 3,2% nel 2028 e al 2,3% nel 2029. Sul fronte della crescita, la stima del Pil per il 2026 è stata rivista all’1%, rispetto allo 0,6% stimato lo scorso aprile, mentre per il 2027 la previsione si attesta allo 0,8%.

Il doppio binario — la richiesta di flessibilità rivolta a Bruxelles da un lato, lo scostamento già messo nero su bianco nel Dpfp dall’altro — mostra come il governo stia preparando la manovra 2027 su due tavoli paralleli: quello interno, dove il Consiglio dei ministri ha già fissato i numeri di riferimento, e quello europeo, dove la trattativa sui margini di bilancio dovrà misurarsi con la risposta che la Commissione ha già dato, definendo la flessibilità concessa come sufficiente. Il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre sarà la prima occasione in cui le due posizioni — quella italiana, sostenuta anche da Praga, e quella della Commissione — si confronteranno direttamente, con i margini quantificati nel Dpfp come riferimento concreto su cui si giocherà la trattativa.

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