Due monoliti in Barbagia riaprono il mistero della Sardegna prima dei nuraghi
Scoperti per caso a Ovodda, i due blocchi con cerchi e spirali sono ora nei laboratori di Sassari; a Paestum, il 30 ottobre, un premio internazionale sceglierà tra cinque scoperte archeologiche.
Nelle campagne di Ovodda, in Barbagia, due monoliti incisi con cerchi e spirali sono stati rinvenuti casualmente e trasferiti nei laboratori di Sassari. I reperti potrebbero risalire ad almeno seimila anni fa, ma la parola definitiva spetta ancora al restauro in corso.
È una scoperta che, se confermata nella datazione, collocherebbe i due blocchi in un’epoca precedente alla civiltà nuragica, aggiungendo un tassello a una fase della preistoria sarda ancora poco documentata materialmente. La cautela sulla cronologia è il punto che va mantenuto fermo: non si tratta ancora di un dato acquisito, ma di un’ipotesi che il laboratorio dovrà confermare o correggere nei prossimi mesi, mano a mano che procedono le analisi sui due blocchi.
Mentre la Sardegna aspetta i risultati del restauro, il calendario dell’archeologia internazionale porta a Paestum un altro appuntamento. Il 30 ottobre, nel corso della ventottesima edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, verrà assegnato l’International Archaeological Discovery Award a una tra cinque scoperte finaliste per il 2025. Tra queste figurano un ipogeo-mausoleo romano in Albania e il porto sommerso di Taposiris Magna, in Egitto: due siti che testimoniano la varietà geografica delle candidature di quest’anno.
La compresenza di una scoperta ancora da datare in Sardegna e di un premio che mette a confronto siti di tre continenti racconta due velocità diverse della stessa disciplina: da un lato il tempo lungo del restauro e della verifica scientifica, dall’altro il riconoscimento pubblico che arriva quando il lavoro sul campo è già concluso. Il 30 ottobre si saprà quale, tra le cinque candidate, avrà la meglio, mentre per i monoliti sardi l’esito del restauro resta ancora senza una data indicata.
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