Brasile al voto: quasi 159 milioni di elettori tra Lula e Flávio Bolsonaro
Il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva affronta il senatore Flávio Bolsonaro e altri dieci candidati; se nessuno supera il 50% si va al ballottaggio il 25 ottobre.
Oggi, domenica 4 ottobre, quasi 159 milioni di brasiliani possono recarsi alle urne per scegliere il prossimo presidente della Repubblica. È il voto più atteso dell’America Latina di quest’anno, e mette di fronte il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva al senatore Flávio Bolsonaro, oltre ad altri dieci candidati in corsa per il Palácio do Planalto.
Il meccanismo elettorale brasiliano prevede un secondo turno se nessuno dei candidati supera il 50% dei voti validi al primo: in quel caso, i due più votati si affronteranno in un ballottaggio fissato per il 25 ottobre. È un’eventualità tutt’altro che remota, considerato il numero di candidature in campo e la distribuzione del consenso emersa dai sondaggi delle ultime settimane.
Secondo il sondaggio Datafolha del 28 settembre, Lula era accreditato del 40% delle intenzioni di voto, contro il 36% di Flávio Bolsonaro: un margine di quattro punti che, se confermato dalle urne, non basterebbe comunque a chiudere la partita al primo turno. La distanza tra i due principali contendenti resta quindi ridotta, e il risultato di oggi peserà anche sulla credibilità delle rilevazioni demoscopiche pubblicate nei giorni precedenti al voto.
La campagna ha avuto una chiara proiezione internazionale. Flávio Bolsonaro ha costruito parte della propria proposta sull’alleanza con l’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, presentandola come garanzia di un riallineamento del Brasile su posizioni più vicine a Washington. Lula, dal canto suo, ha scelto la direzione opposta: ha rafforzato i rapporti con Pechino nel corso del mandato in corso e ha criticato pubblicamente la Casa Bianca. Il voto di oggi, in questo senso, non riguarda solo la politica interna brasiliana ma anche la collocazione internazionale del paese più popoloso dell’America Latina nei prossimi anni.
Il profilo degli altri dieci candidati non compare nei dati disponibili al momento, e con esso resta aperta anche la domanda su quanto consenso potranno sottrarre ai due front-runner, un fattore che può incidere sulla soglia del 50% necessaria per evitare il ballottaggio. Un’eventuale dispersione di voti verso i candidati minori potrebbe infatti bastare, da sola, a impedire a Lula di raggiungere la maggioranza assoluta già oggi, anche in presenza di un vantaggio sul rivale principale.
Le code ai seggi, riferite dalle agenzie internazionali presenti sul posto, sono iniziate nelle prime ore della mattinata nelle principali città, da San Paolo a Rio de Janeiro fino a Brasília, segno di un’affluenza che gli osservatori definiscono già sostenuta rispetto alle precedenti tornate elettorali.
Quello che è certo, fin da oggi, è il calendario: se il primo turno non assegnerà una maggioranza assoluta a nessuno dei candidati, il Brasile tornerà alle urne tra tre settimane, il 25 ottobre, per il ballottaggio tra i due candidati più votati.
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