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Aggiornato alle 20:54 (ora italiana) 4 ott 2026

Economia e Mercati · Analisi domenica 4 ottobre 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Dati deboli sul lavoro USA spingono Wall Street, ma l'inflazione in Europa sale al 3,8%

Il rallentamento dell'occupazione americana a settembre allontana i timori su un nuovo rialzo dei tassi Fed e sostiene i listini, ma in Europa emerge un dato di segno opposto: il caro-prezzi non riguarda più solo i carburanti.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Colwyn Davis su Pexels

Il rialzo delle borse europee raccontato questa mattina ha ora una causa precisa, arrivata da oltre Atlantico. Secondo quanto riferito dall’agenzia Associated Press, l’economia statunitense ha creato a settembre circa 29mila posti di lavoro, contro i 133mila di agosto: un rallentamento netto che ha ridimensionato le aspettative di una nuova stretta monetaria da parte della Federal Reserve.

La reazione di Wall Street è stata immediata. Nella settimana l’S&P 500 ha guadagnato lo 0,7%, il Dow Jones lo 0,5% e il Nasdaq l’1,2%, avvicinandosi ai massimi. I rendimenti dei Treasury decennali, tuttavia, restano su livelli elevati: sono risaliti al 5,28%, segno che il mercato obbligazionario non dà ancora per scontata una svolta della politica monetaria americana.

In Europa l’effetto dei dati statunitensi si è fatto sentire sugli stessi listini già in rialzo stamattina, ma accanto a questa spinta compare ora un elemento che complica il quadro: l’inflazione nell’area euro è salita al 3,8%. Secondo l’analisi di S&P Global ripresa da Il Messaggero, il caro-prezzi non è più circoscritto ai soli carburanti, un’indicazione che allarga il perimetro delle pressioni sui prezzi al consumo e che la Banca centrale europea dovrà considerare nelle prossime valutazioni sui tassi.

Sul piano degli indici, lo Stoxx Europe 600 ha chiuso la settimana con una crescita dello 0,75%, a quota 631,35 punti. Tra le singole piazze, Francoforte ha guidato i rialzi con un Dax in progresso dell’1,24%, seguita da Parigi con il Cac 40 a +0,79%. Più contenuti gli incrementi di Milano, dove il Ftse Mib ha segnato +0,49%, di Madrid con l’Ibex 35 a +0,4% e di Londra, dove il Ftse 100 si è fermato a +0,32%.

Il quadro che emerge dalle ultime ore mostra dunque due mercati che rispondono allo stesso impulso — il rallentamento del lavoro americano — con intensità diverse e per ragioni in parte divergenti: a Wall Street il dato alimenta soprattutto le attese di tassi fermi, in Europa si somma a un’inflazione che, secondo l’analisi citata, sta allargando la propria base oltre l’energia. I rendimenti dei Treasury al 5,28% restano il dato da seguire nei prossimi giorni, come indicatore di quanto il mercato obbligazionario statunitense sia realmente convinto della fine della stretta monetaria.

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