Legge elettorale, il governo pone la fiducia alla Camera: voto finale giovedì
Dopo la bocciatura delle pregiudiziali di costituzionalità, l'esecutivo blinda con la fiducia i primi tre articoli della riforma.
Il governo Meloni ha posto la questione di fiducia sui primi tre articoli della riforma della legge elettorale alla Camera dei deputati. La mossa arriva dopo che le pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni erano state respinte con 229 voti contrari.
Ponendo la fiducia sui tre articoli già modificati al Senato, l’esecutivo punta a blindarne l’approvazione evitando il rischio di emendamenti che potrebbero alterarne il contenuto in aula. Il voto finale sull’intero provvedimento, a scrutinio segreto, è fissato per giovedì 8 ottobre.
Le opposizioni parlamentari hanno reagito con durezza alla scelta del governo. In una dichiarazione collettiva, i gruppi di opposizione hanno parlato di un esecutivo che «hanno paura della loro stessa maggioranza, schiaffo al Parlamento», accusando la maggioranza di ricorrere allo strumento della fiducia per evitare un confronto aperto sul merito della riforma.
Il meccanismo dello scrutinio segreto, previsto per il voto finale di giovedì, introduce un elemento di incertezza aggiuntivo rispetto al voto di fiducia odierno: a differenza di quest’ultimo, che si svolge con voto palese e dunque vincola i gruppi di maggioranza, il segreto d’aula lascia margine a defezioni individuali che la stessa dichiarazione delle opposizioni sembra voler sottolineare, parlando esplicitamente di «paura della loro stessa maggioranza».
Il percorso della riforma si avvicina comunque al suo passaggio decisivo. Dopo la bocciatura delle pregiudiziali e la fiducia posta oggi sui primi tre articoli, il prossimo appuntamento è il voto finale di giovedì 8 ottobre, quando si saprà se la maggioranza che ha sostenuto la fiducia reggerà anche nello scrutinio segreto sull’intero testo. Fino a quel momento, il provvedimento resta sospeso tra l’approvazione blindata degli articoli iniziali e l’incognita del voto a scrutinio segreto, l’unico passaggio in cui la disciplina di maggioranza non è garantita dal voto palese.
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