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Spagna, Sánchez scioglie le Cortes: voto il 29 novembre tra piazze in rivolta per la casa

Il premier spagnolo ha convocato elezioni anticipate dopo la bocciatura dei decreti sulla casa, mentre nello stesso giorno nuove proteste per il caro-affitti sfociano in scontri a Barcellona e Valencia.

Fotogramma d'archivio, non riferito ai fatti descritti
Video d'archivio, non riferito ai fatti descritti. Video di H.Espinosa Films su Pexels

Pedro Sánchez ha sciolto le Cortes e convocato elezioni politiche anticipate per il 29 novembre. L’annuncio, arrivato dal Palazzo della Moncloa, arriva nove mesi prima della scadenza naturale della legislatura e chiude in anticipo un governo già segnato da settimane di tensione sociale sul tema della casa.

La decisione segue la bocciatura in Parlamento dei due decreti legge sull’abitazione che l’esecutivo aveva presentato per rispondere alla mobilitazione nata dopo lo sfratto di un’anziana a Madrid. Sánchez ha riconosciuto pubblicamente che il suo governo ha commesso errori e non ha raggiunto tutti gli obiettivi che si era prefissato: un’ammissione non scontata per un presidente in carica nel giorno stesso in cui annuncia il ritorno alle urne.

Immediata la reazione del Partito Popolare, che ha accolto la notizia con un secco «finalmente». Sánchez, dal canto suo, ha rivendicato la propria azione di governo in questi termini:

«Abbiamo lottato contro la peggiore opposizione possibile» — Pedro Sánchez, presidente del Governo spagnolo

Il voto del 29 novembre arriva in un Paese attraversato, nello stesso giorno dell’annuncio, da nuove manifestazioni contro il caro-affitti. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Madrid e in altre città spagnole, in cortei legati proprio alla crisi abitativa che ha fatto da sfondo alla caduta anticipata della legislatura: lo stesso tema che aveva portato alla bocciatura dei decreti e, di conseguenza, allo scioglimento del Parlamento.

A Barcellona la protesta è sfociata in scontri, con barricate incendiate per le strade del centro. A Valencia la mobilitazione ha portato a cinque arresti e a nove agenti di polizia feriti. Le fonti disponibili non specificano se le manifestazioni di oggi fossero già convocate prima dell’annuncio di Sánchez o se si siano sovrapposte ad esso per coincidenza di calendario: restano dunque due fatti distinti, legati dallo stesso tema di fondo ma non da un nesso di causa dichiarato dalle fonti.

Il quadro che emerge è quello di una crisi che si muove su due binari paralleli nelle stesse ore: da un lato la scelta politica di tornare alle urne, dall’altro una piazza che non aspetta il voto per far sentire la propria protesta. Per la Spagna si tratta della prima elezione generale anticipata di questa legislatura, convocata con nove mesi di scarto rispetto alla scadenza naturale: un calendario che lascia ai partiti meno di due mesi per costruire una campagna elettorale.

Quella campagna si misurerà quasi certamente sul tema che ha fatto cadere il governo. L’accesso alla casa è stato al centro sia della bocciatura parlamentare dei decreti sia delle proteste di piazza registrate lo stesso giorno dell’annuncio del voto anticipato, e difficilmente uscirà dal centro del dibattito nelle prossime otto settimane. Il 29 novembre gli elettori spagnoli sono chiamati a scegliere un nuovo Parlamento in un clima di piazze accese e di un esecutivo uscente che ammette, nelle parole dello stesso Sánchez, di non aver raggiunto tutti i suoi obiettivi.

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