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Aggiornato alle 21:01 (ora italiana) 7 nov 2026

Economia e Mercati · Analisi mercoledì 7 ottobre 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Piazza Affari inverte rotta: dal rialzo mattutino al rosso diffuso

Il Ftse Mib, partito in rialzo nell'edizione del mattino, chiude la sessione in calo: pesano le tensioni nello Stretto di Hormuz, il petrolio sopra i 100 dollari e un deciso ribasso dei titoli bancari.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Rafael Minguet Delgado su Pexels

La giornata di mercoledì 7 ottobre cambia segno rispetto a come si era aperta. Dopo il rialzo descritto nell’edizione del mattino, con Milano in testa ai listini europei, la seduta si è progressivamente ribaltata: il Ftse Mib cede lo 0,5% e scende sotto i 51.000 punti, secondo i dati riportati da MilanoFinanza e Il Messaggero.

A pesare sul sentiment è soprattutto il fronte energetico. Il Brent guadagna lo 0,6%, portandosi a circa 101,20 dollari al barile, dopo che l’Iran ha intensificato negli ultimi giorni gli attacchi alle petroliere nello Stretto di Hormuz. Il rincaro del greggio si accompagna a un rafforzamento del dollaro, con l’indice della valuta statunitense salito a 101,3, un livello che non si vedeva dall’aprile 2025. Sul mercato obbligazionario americano il rendimento del Treasury decennale è salito al 5,31%, segnale di un ritorno di cautela degli investitori verso gli asset considerati più sicuri in un contesto di tensione geopolitica.

Il cambio di umore si riflette con particolare intensità sui titoli bancari, fra i più penalizzati nella rilevazione odierna di Borsa Italiana. UniCredit segna un calo del 4,52%, il più marcato tra i grandi istituti. Seguono Banca Monte dei Paschi di Siena, in flessione del 3,89%, Bper Banca al 3,61% e Banca Mediolanum al 3,56%. Più contenuto, ma comunque significativo, il ribasso di Banco BPM, al 2,49%, e di Poste Italiane, al 2,90%. Fuori dal comparto finanziario, le vendite colpiscono anche Prysmian, che perde il 4,75%, e Technoprobe, in calo del 6,03%.

Il quadro che emerge nel pomeriggio è quindi opposto a quello con cui la sessione si era aperta. Lo spostamento verso il petrolio e il dollaro come beni rifugio, unito alla risalita dei rendimenti sui titoli di Stato americani, ha spinto gli investitori a liquidare posizioni sui comparti più sensibili al rischio, a partire dalle banche. Le due fonti che documentano i dati macro di apertura — MilanoFinanza e Il Messaggero — concordano sulla direzione del mercato; i dati sui singoli titoli, rilevati da Borsa Italiana, confermano che il ribasso bancario è stato uno dei motori principali della giornata negativa.

Resta da vedere se la tensione nello Stretto di Hormuz, origine dell’impennata del greggio, si tradurrà in un prolungamento della fase di debolezza per le borse europee o se si esaurirà nelle prossime sedute. Al momento, i numeri disponibili descrivono una seduta di mercoledì chiusa in territorio negativo, con il Ftse Mib sotto i 51.000 punti e un comparto bancario che ha perso terreno in misura superiore ai tre punti percentuali per diversi istituti.

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