Petrolio sopra i 100 dollari, Borse europee in calo: torna la paura dell'inflazione
Il Brent sale oltre i 104 dollari dopo nuovi attacchi iraniani a petroliere nello Stretto di Hormuz, il gas TTF supera gli 80 euro al megawattora e i verbali della Fed indicano un probabile nuovo rialzo dei tassi entro fine anno.
Le Borse europee hanno aperto in calo giovedì 8 ottobre, penalizzate dal rialzo congiunto dei prezzi del petrolio e dei rendimenti dei titoli di Stato. Secondo i dati di mercato riportati da Affaritaliani, il Brent è salito fino a oltre 104 dollari al barile dopo nuovi attacchi iraniani a petroliere nello Stretto di Hormuz. A Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha aperto in calo dell’1,31%, trascinato dalle banche, mentre il titolo Eni ha guadagnato l’1,49%, beneficiando proprio del rialzo del greggio. Lo spread tra BTp e Bund tedesco è salito a 119 punti.
Una diretta della Repubblica, basata sugli stessi dati di mercato, ha indicato per il Ftse Mib un’apertura in calo dell’1,41%, a 49.269 punti, con ribassi analoghi registrati anche da Dax, Cac 40, Ftse 100, Ibex 35 e Aex: un fronte comune di flessione che ha interessato tutte le principali piazze europee nella stessa mattinata.
Sul fronte del gas, la tensione mediorientale si è fatta sentire anche sul mercato all’ingrosso europeo: alle 7:48 il gas naturale al TTF di Amsterdam era indicato a 80,15 euro per megawattora, in aumento del 2,65%, secondo la rilevazione riportata da Blasting News.
A completare il quadro arrivano i verbali della riunione di settembre della Federal Reserve, pubblicati mercoledì e ripresi da Euronews Italia: la maggior parte dei membri del comitato considera probabile un nuovo aumento dei tassi entro la fine dell’anno. A settembre la banca centrale americana aveva già alzato i tassi per la prima volta da luglio 2023, di un quarto di punto percentuale, portandoli in una forchetta tra il 3,75% e il 4%. Su questo dato la notizia proviene da un’unica fonte giornalistica, che riprende però un documento ufficiale della banca centrale statunitense.
Il rincaro del petrolio, secondo quanto riportato da Euronews Italia, ha riacceso i timori di inflazione e aumentato le pressioni al rialzo sui rendimenti dei titoli di Stato, già su livelli elevati da diversi anni. È la combinazione che oggi i mercati stanno prezzando: un conflitto nello Stretto di Hormuz che spinge in alto l’energia, e una banca centrale americana che guarda a quel rincaro come a un argomento in più per un’ulteriore stretta monetaria.
Il dato che riassume la giornata resta lo spread BTp-Bund a 119 punti, in salita insieme al prezzo del petrolio nella stessa mattinata di contrattazioni.
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