La Corte dei conti Ue: il 3,8% del bilancio 2025 speso in modo irregolare
La relazione annuale della Corte dei conti europea registra un peggioramento del tasso di errore nella spesa Ue, mentre i prestiti comunitari potrebbero sfiorare i mille miliardi di euro entro il 2027.
La notizia proviene al momento da un’unica origine (GreenReport, sulla relazione annuale della Corte dei conti europea); nessuna conferma indipendente è disponibile negli estratti a disposizione.
La Corte dei conti europea ha pubblicato la propria relazione annuale, segnalando che il livello di errore stimato nella spesa dell’Unione resta troppo alto. Il dato, in sé, non è nuovo nella sua natura: ogni anno l’organismo di controllo quantifica quanta parte della spesa comunitaria non rispetta pienamente le regole di ammissibilità o rendicontazione. Quest’anno il tasso è salito dal 3,6% registrato nel 2024 al 3,8% nel 2025.
Il giudizio complessivo della Corte, tuttavia, non è di allarme sui conti nel loro insieme: l’organismo conclude che i conti dell’Unione per il 2025 offrono un’immagine fedele e veritiera della situazione finanziaria, e che le entrate risultano prive di errori. È una distinzione importante, perché separa il giudizio sulla qualità contabile complessiva — che resta positivo — dalla segnalazione puntuale sulle irregolarità di spesa, che riguarda in particolare l’erogazione dei fondi verso i beneficiari finali.
Il documento della Corte offre anche un dato prospettico che riguarda la capacità di indebitamento dell’Unione: i prestiti assunti da Bruxelles potrebbero raggiungere i 1.000 miliardi di euro entro il 2027. È una cifra che misura quanto lo strumento del debito comune, nato con il programma di ripresa post-Covid, si sia consolidato come leva di finanziamento ordinaria piuttosto che come misura emergenziale e temporanea.
La relazione arriva mentre l’Eurogruppo e l’Ecofin sono riuniti a Lussemburgo in questi stessi giorni per discutere, tra l’altro, la crisi energetica che attraversa diversi Stati membri: due appuntamenti che si intrecciano senza sovrapporsi, l’uno di controllo contabile, l’altro di coordinamento politico-economico.
Il tasso di errore del 3,8%, per quanto in crescita rispetto all’anno precedente, resta il dato con cui la Corte misurerà l’esercizio di bilancio successivo.
← Archivio · Prima pagina · Editoriali passati · Segnala un errore