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Aggiornato alle 21:01 (ora italiana) 7 nov 2026

Esteri e Geopolitica · Apertura venerdì 9 ottobre 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Il Nobel per la pace alla giurista sudafricana Navi Pillay

Il Comitato norvegese ha premiato Navanethem "Navi" Pillay, 85 anni, per l'impegno nella difesa dei diritti umani e nella denuncia dei crimini di guerra. Il governo israeliano respinge le motivazioni del premio.

Fotogramma d'archivio, non riferito ai fatti descritti
Video d'archivio, non riferito ai fatti descritti. Video di Efrem Efre su Pexels

Il Premio Nobel per la Pace 2026 va alla giurista sudafricana Navanethem “Navi” Pillay, 85 anni. Il Comitato norvegese per il Nobel ha motivato l’assegnazione con l’impegno costante della giurista nella difesa dei diritti umani e nella denuncia dei crimini di guerra, un percorso costruito tra tribunali internazionali e istituzioni delle Nazioni Unite.

La carriera di Pillay attraversa alcuni dei passaggi più delicati della giustizia penale internazionale recente. È stata presidente del Tribunale penale internazionale per il Ruanda dal 1999 al 2003, e in quel ruolo ha affrontato la fase in cui quel tribunale ha dovuto stabilire principi giuridici su crimini di massa commessi pochi anni prima. Dal 2003 al 2008 è stata giudice della Corte penale internazionale all’Aia. Tra il 2008 e il 2014 ha ricoperto l’incarico di Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, e più di recente, tra il 2021 e il 2025, ha presieduto la commissione d’inchiesta ONU sui Territori Palestinesi Occupati.

Proprio quest’ultimo incarico è al centro della reazione più dura all’assegnazione del premio: il governo israeliano ha respinto le motivazioni del Comitato norvegese, senza che il dossier a disposizione riporti ulteriori dettagli sulla natura della contestazione.

Il presidente del Comitato norvegese, Jørgen Watne Frydnes, ha collegato la scelta al momento attuale per le istituzioni internazionali di giustizia, segnalando che si tratta di un periodo in cui giudici e tribunali subiscono pressioni e attacchi diretti. Pillay stessa, nel commentare l’assegnazione, ha scelto il registro dell’ironia rivolgendosi al pubblico presente:

«Se applaudite un po’ più forte, forse dividerò il premio con Trump» — Navi Pillay, vincitrice del Nobel per la Pace 2026

La battuta arriva in un contesto in cui il nome del premio, storicamente, è associato più spesso a mediatori di conflitti in corso che a figure del diritto penale internazionale: la scelta di quest’anno va in una direzione diversa, premiando una carriera giudiziaria piuttosto che un negoziato specifico.

Il dossier a disposizione non consente, al momento, di ricostruire reazioni ulteriori oltre a quella del governo israeliano, né di verificare se altre cancellerie abbiano commentato l’assegnazione. La notizia proviene al momento da un’unica origine, il Comitato norvegese per il Nobel, che ha diffuso l’annuncio ufficiale ripreso da più testate; non è ancora disponibile una conferma indipendente che aggiunga elementi diversi da quelli della comunicazione originale.

Resta sullo sfondo, senza che il dossier offra margini per approfondirlo oggi, il nodo del rapporto tra il premio e il lavoro della commissione d’inchiesta sui Territori Palestinesi Occupati presieduta da Pillay fino al 2025: un incarico che il Comitato cita esplicitamente tra le ragioni del riconoscimento, e che è anche l’elemento su cui si concentra, al momento senza dettagli ulteriori, la contestazione del governo israeliano.

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