A un anno dal cessate il fuoco, le ONG: a Gaza vale solo sulla carta
Oltre cento organizzazioni umanitarie denunciano che l'accordo mediato dagli Stati Uniti un anno fa non ha fermato le vittime civili. Nelle ultime 24 ore altre otto persone sono state uccise.
A un anno esatto dall’annuncio del cessate il fuoco a Gaza, mediato dagli Stati Uniti il 10 ottobre 2025, più di cento organizzazioni umanitarie — tra cui Amnesty International, Oxfam e Save the Children — hanno firmato una dichiarazione congiunta in cui sostengono che la tregua esiste solo formalmente. Secondo le ONG, dal giorno dell’accordo gli attacchi israeliani hanno ucciso oltre 1.400 palestinesi, tra cui almeno 327 bambini (Al Jazeera, aljazeera.com/news/2026/10/9/gaza-ceasefire-exists-in-name-only-more-than-100-ngos-say).
La denuncia arriva mentre il conflitto continua a produrre vittime quotidiane. Il 10 ottobre 2026, secondo il Ministero della Salute di Gaza, almeno otto persone sono state uccise in attacchi israeliani, tra cui una bambina di otto anni (Al Jazeera, aljazeera.com/news/2026/10/10/israeli-forces-kill-six-in-gaza-including-a-child). Il dato proviene da un’unica fonte istituzionale locale; non risultano al momento verifiche indipendenti sul bilancio specifico della giornata.
Nella dichiarazione congiunta, l’amministratrice delegata di Save the Children Inger Ashing ha riassunto la posizione delle organizzazioni firmatarie: secondo lei, un cessate il fuoco privo di senso se continua a provocare la morte di minori (trad. dall’inglese). Le ONG chiedono che l’accordo del 2025 venga tradotto in una cessazione effettiva delle ostilità, non solo in una sospensione delle operazioni militari su larga scala.
Il divario tra l’annuncio diplomatico e la situazione sul terreno è il nodo centrale della vicenda. L’accordo del 10 ottobre 2025 era stato presentato come una svolta nella crisi che dura da oltre due anni, ma il conteggio delle vittime riportato dalle organizzazioni firmatarie — oltre 1.400 morti in dodici mesi di tregua formalmente in vigore — mostra una continuità delle operazioni militari che la parola «cessate il fuoco» non descrive più nella sua accezione comune. Le ONG non attribuiscono responsabilità penali né qualificano gli eventi come crimini: la dichiarazione si limita a registrare uno scarto tra lo stato nominale dell’accordo e i dati sanitari raccolti sul campo.
Resta aperta la questione della verifica indipendente dei numeri. Il bilancio complessivo delle vittime nei dodici mesi citato dalle ONG proviene dalla loro stessa dichiarazione, mentre il dato della giornata del 10 ottobre proviene dal Ministero della Salute di Gaza, un’autorità locale con accesso diretto ai dati ospedalieri ma priva di controllo esterno indipendente sul singolo episodio. Le due fonti sono indipendenti tra loro — una coalizione di organizzazioni internazionali e un’autorità sanitaria locale — ma nessuna delle due è stata controfirmata da un organismo terzo per l’episodio specifico del 10 ottobre.
Il contrasto tra le cifre delle ONG e la narrazione diplomatica dell’accordo del 2025 resta il punto su cui si misurerà la tenuta politica della tregua nei prossimi mesi: la dichiarazione congiunta è stata pubblicata proprio nell’anniversario, a segnalare che le organizzazioni firmatarie intendono mantenere la pressione pubblica sul tema.
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