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Aggiornato alle 21:01 (ora italiana) 7 nov 2026

Cultura · Analisi domenica 11 ottobre 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

A Siponto riemergono due chiese di epoche diverse

La campagna di scavi 2026 nell'area archeologica di Manfredonia porta alla luce un edificio di culto del V-VI secolo e una chiesa medievale, presentati in un open day.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Selman Arif Golbasi su Pexels

Nella campagna di scavi 2026 condotta a Siponto, nel territorio di Manfredonia, sono tornate alla luce due chiese di epoche diverse: un edificio di culto risalente al V-VI secolo e una chiesa di epoca medievale. Lo riferiscono Stato Quotidiano e L’Attacco, entrambi con origine nelle università coinvolte nello scavo e nella concessione del Ministero della Cultura: due fonti indipendenti che confermano la scoperta.

La campagna è diretta da Giovanni De Venuto e Giuliano Volpe dell’Università di Bari, insieme a Roberto Goffredo e Maria Turchiano dell’Università di Foggia, su concessione del Ministero della Cultura. Al cantiere hanno partecipato circa 70 tra studenti, dottorandi e specializzandi provenienti da diverse università italiane, un numero che testimonia la dimensione didattica oltre che scientifica dell’intervento.

L’11 ottobre si è tenuto un open day nell’area archeologica, occasione in cui i risultati della campagna sono stati presentati al pubblico. L’iniziativa ha permesso di mostrare direttamente sul sito i resti dei due edifici di culto riportati alla luce nel corso dell’anno, offrendo ai visitatori un accesso diretto alle strutture appena scavate e al lavoro ancora in corso sul terreno.

La compresenza di due chiese costruite a distanza di secoli l’una dall’altra nello stesso sito racconta la stratificazione storica dell’area sipontina, dove l’insediamento tardoantico e quello medievale si sono sovrapposti nel tempo lasciando tracce distinte nel sottosuolo. La campagna di scavo 2026 ha contribuito a documentare questa stratificazione attraverso il lavoro coordinato di quattro università e di decine di partecipanti, sotto la supervisione dei responsabili scientifici del progetto. Le due università di riferimento, Bari e Foggia, hanno condotto l’intervento nell’ambito della concessione rilasciata dal Ministero della Cultura, che regola l’accesso e le modalità di scavo nell’area archeologica.

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