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Aggiornato alle 21:01 (ora italiana) 7 nov 2026

Cultura · Analisi lunedì 12 ottobre 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Scavi e premi: due vie diverse per raccontare l'archeologia di oggi

Un cippo e un altare riemersi ad Aquinum, nel Lazio, e cinque scoperte in finale per un premio internazionale a Paestum mostrano due modi complementari di dare valore ai ritrovamenti: lo scavo paziente e il riconoscimento pubblico.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Doğan Alpaslan Demir su Pexels

Nel Lazio, la diciottesima campagna di scavo dell’Università del Salento ad Aquinum ha restituito due reperti, presentati il 3 ottobre durante il Weekend dell’Archeologia. Tra questi un altare votivo in marmo il cui nuovo frammento ha permesso di ricomporre un’iscrizione prima incompleta, rendendo ora leggibili le divinità a cui l’altare era dedicato: il Genio di Augusto, i Lari di Augusto e il Genio della Colonia, secondo quanto riporta SiViaggia (fonte).

È un esempio di come il lavoro archeologico proceda spesso per accumulo: un frammento mancante, ritrovato decenni o secoli dopo il resto del manufatto, può cambiare la lettura di un intero contesto cultuale. Nel caso di Aquinum, la combinazione di culto imperiale e culto cittadino — Augusto accostato al Genio della Colonia — offre un dato in più su come le comunità romane periferiche costruivano la propria identità religiosa attorno alla figura del princeps.

Su un piano diverso si colloca l’International Archaeological Discovery Award Palmyra, che sarà assegnato il 30 ottobre a Paestum durante la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico. Il riconoscimento non produce scavi, ma li seleziona e li mette in competizione: tra le cinque scoperte finaliste per l’edizione 2025 figurano un ipogeo-mausoleo romano rinvenuto in Albania, nella Valle del Bulqize, e il porto sommerso di Taposiris Magna, in Egitto, secondo quanto riferisce Artribune (fonte).

I due episodi non sono collegati tra loro, ma insieme restituiscono la doppia natura del lavoro archeologico contemporaneo: da un lato la ricerca sul campo, lenta e cumulativa, che ad Aquinum ha richiesto diciotto campagne per arrivare a un’iscrizione leggibile; dall’altro la visibilità pubblica che un premio internazionale può dare a scoperte distanti migliaia di chilometri tra loro — dai Balcani al Nord Africa — portandole sullo stesso palco a Paestum.

Il verdetto sulle cinque finaliste del premio Palmyra è atteso per il 30 ottobre.

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