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Aggiornato alle 21:01 (ora italiana) 7 nov 2026

Europa · Analisi martedì 13 ottobre 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Bruxelles risponde a Mosca: l'import di energia russa sceso dal 40-45% al 12%

Un portavoce della Commissione europea replica ai dati diffusi dalla Russia sulle vendite di energia all'Ue, rivendicando il calo delle importazioni di combustibili fossili russi dal 2022 a oggi.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Yusuf Çelik su Pexels

La notizia proviene al momento da un’unica origine (ANSA); nessuna conferma indipendente disponibile sui dati citati da entrambe le parti.

Mosca ha dichiarato di aver venduto ai Paesi europei forniture energetiche per oltre 320 miliardi dal 2022, nonostante le sanzioni in vigore contro la Russia. La Commissione europea ha risposto attraverso un proprio portavoce, spostando l’attenzione dal dato assoluto rivendicato da Mosca alla traiettoria del calo delle forniture russe verso l’Unione.

Secondo la Commissione, le importazioni di combustibili fossili russi sono scese dal 40-45% registrato nel 2022 all’attuale 12%. È un calo che Bruxelles presenta come la prova della propria strategia di affrancamento energetico dalla Russia, avviata subito dopo l’inizio delle sanzioni. Il confronto tra le due cifre — i 320 miliardi incassati da Mosca e il crollo della quota di mercato nell’Unione — racconta due narrazioni parallele dello stesso fenomeno: la Russia misura il valore assoluto delle vendite residue, la Commissione la quota relativa perduta.

Il quadro normativo di riferimento è la normativa REPower, presentata dalla Commissione nel 2022, che prevede una graduale eliminazione dei combustibili fossili russi dall’Unione europea entro una scadenza definita dal piano stesso. Il portavoce della Commissione ha insistito sulla dimensione temporale del processo più che sul dato puntuale rivendicato da Mosca, sottolineando che l’obiettivo dichiarato resta l’azzeramento delle importazioni.

Il portavoce della Commissione ha dichiarato: «ciò che conta è la prospettiva a lungo termine».

Lo scambio di cifre tra Mosca e Bruxelles si inserisce in un confronto più ampio sulla dipendenza energetica europea dalla Russia, che resta uno dei nodi aperti nei rapporti tra l’Unione e Mosca dall’inizio delle sanzioni. Il dato del 12% diffuso dalla Commissione rappresenta, per ora, la cifra più recente messa sul tavolo da Bruxelles in risposta alla rivendicazione russa, mentre la verifica incrociata dei 320 miliardi dichiarati da Mosca resta priva di conferma indipendente.

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