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Aggiornato alle 21:01 (ora italiana) 7 nov 2026

Esteri e Geopolitica · Apertura mercoledì 14 ottobre 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Yemen, Ucraina e Gaza: tre fronti aperti nello stesso giorno

Un nuovo attacco Houthi sull'aeroporto di Riad, raid incrociati tra Russia e Ucraina e il primo anniversario della tregua a Gaza mostrano quanto restino attivi, insieme, i conflitti del pianeta.

Fotogramma d'archivio, non riferito ai fatti descritti
Video d'archivio, non riferito ai fatti descritti. Video di Emrul Kausar Emon su Pexels

Mercoledì mette una accanto all’altra tre notizie che arrivano da fronti diversi del mondo, e che insieme restituiscono la misura di quanti conflitti restino aperti nello stesso momento.

A Riad, capitale dell’Arabia Saudita, il movimento Houthi ha rivendicato un nuovo attacco contro l’aeroporto internazionale King Khalid, già colpito nei giorni scorsi con un bilancio di almeno 12 morti e oltre 300 feriti. Il nuovo raid ha provocato un incendio al Terminal 4 dello scalo. L’Autorità saudita per l’aviazione civile ha prorogato la sospensione delle operazioni per verificare la sicurezza delle strutture: l’aeroporto resterà chiuso fino alle 21, ora di Greenwich, del 17 ottobre. Il portavoce militare del movimento, Yahya Saree, ha rivendicato attacchi in quattro ondate anche contro impianti energetici sauditi e ha avvertito: «L’Arabia Saudita stia fuori dallo Yemen o il peggio deve ancora venire».

Sul fronte russo-ucraino, nella notte tra martedì e mercoledì le forze russe hanno lanciato un attacco missilistico su larga scala contro Kharkiv, uccidendo almeno una persona e ferendone altre undici, tra cui un soccorritore. In parallelo, l’Ucraina ha lanciato oltre 400 droni contro la regione di Mosca: 65 sono stati abbattuti mentre si avvicinavano alla capitale russa. Al largo delle coste bulgare, nel Mar Nero, due navi sono state colpite, e la Bulgaria ha convocato l’ambasciatore russo. In questo contesto, secondo quanto riportato dal Financial Times, il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski ha avvertito che la Nato dovrebbe prepararsi a un possibile attacco ibrido letale da parte della Russia: «la probabilità che qualcuno venga ucciso sta aumentando», ha detto. Gli attacchi ibridi legati alla Russia figurano, non a caso, tra i temi che i leader dell’Unione europea discuteranno al vertice di Bruxelles del 15 e 16 ottobre, insieme al bilancio pluriennale 2028-2034 e al sostegno all’Ucraina.

Il terzo fronte è Gaza, dove è passato un anno dal cessate il fuoco raggiunto a ottobre 2025 e mediato dagli Stati Uniti, che prevedeva la restituzione degli ostaggi, il ritiro graduale dell’esercito israeliano e il disarmo di Hamas. Nei dodici mesi successivi Israele non ha mai smesso di bombardare la Striscia: più di 1.400 palestinesi sono stati uccisi, in un contesto segnato anche da demolizioni di edifici vicino al confine. Il primo ministro israeliano Netanyahu ha rimandato decisioni chiave sul futuro della Striscia in vista delle elezioni israeliane, fissate per il 27 ottobre. Su questo fronte va detto che la notizia proviene al momento da un’unica origine (Iskrae, che la presenta come elaborazione su fonti locali e delle Nazioni Unite): nessuna conferma indipendente è al momento disponibile.

Tre scenari di scala diversa — uno scalo internazionale chiuso per giorni, uno scambio di droni e missili fra due eserciti regolari, una Striscia sotto bombardamento da dodici mesi — condividono oggi solo la contemporaneità. Nessuno dei tre mostra segnali di interruzione nelle prossime ore: lo scalo di Riad resterà chiuso fino al 17 ottobre, la Nato valuta un rischio che Sikorski considera in aumento, e a Gaza il prossimo punto fermo del calendario sono le elezioni israeliane del 27 ottobre.

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