Akragas, riemerge un quartiere cancellato dall'assedio cartaginese
Nella Valle dei Templi di Agrigento una campagna di scavi ha riportato alla luce muri ed edifici distrutti nel 406 avanti Cristo, insieme a un sistema di canali idraulici fino a poco tempo fa sconosciuto.
Sotto il pianoro di case Montana, tra le rovine più note della Valle dei Templi, è riemerso un pezzo di città che l’assedio cartaginese aveva seppellito oltre duemila anni fa. La terza campagna di scavi condotta dall’Università degli Studi di Milano, diretta dalla professoressa Claudia Lambrugo insieme all’archeologa del Parco Maria Concetta Parello e sostenuta dal Fai, ha aperto due aree di indagine nello spazio compreso tra le case Montana e il giardino della Kolymbethra. In entrambe sono emerse strutture monumentali appartenenti a un quartiere del quinto secolo avanti Cristo che fino a questa stagione di scavi restava completamente sconosciuto agli studiosi.
I resti portati alla luce comprendono muri di dimensioni importanti ed edifici che mostrano i segni della distruzione avvenuta nel 406 avanti Cristo, l’anno in cui l’esercito cartaginese pose fine all’indipendenza di Akragas, una delle città più ricche e potenti della Sicilia greca. A quelle strutture si affianca un sistema di canali idraulici antichi, elemento che suggerisce come il quartiere fosse dotato di un’infrastruttura organizzata per la gestione dell’acqua, coerente con il prestigio che le fonti antiche attribuiscono alla città prima dell’assedio.
La scoperta si inserisce in un contesto che il grande pubblico conosce soprattutto per i templi dorici rimasti in piedi, ma che nasconde sotto il pianoro una stratificazione urbana ancora largamente da esplorare. Il quartiere individuato da questa campagna non compariva nelle mappe archeologiche precedenti: la sua esistenza si deve all’apertura delle due trincee di scavo volute dal team milanese, che hanno intercettato strutture rimaste intatte proprio perché sepolte dalle macerie della distruzione del quinto secolo. È un paradosso ricorrente nell’archeologia classica: la violenza di un evento distruttivo, sigillando i livelli sottostanti, ne garantisce talvolta la conservazione fino ai nostri giorni.
Le operazioni sul campo si concluderanno il 24 ottobre, ma i risultati preliminari già delineano un quadro che arricchisce la conoscenza di Akragas oltre il nucleo monumentale dei templi. La città, fondata come colonia greca e cresciuta fino a rivaleggiare con Siracusa per ricchezza e popolazione, subì con l’assedio cartaginese un colpo da cui secondo le fonti antiche non si riprese mai completamente nella forma precedente. Gli scavi di quest’anno restituiscono ora una porzione concreta di quella cesura, leggibile nei muri crollati e negli edifici interrotti a metà della loro funzione.
Va segnalato che la notizia proviene al momento da un’unica origine, il comunicato congiunto del Parco archeologico della Valle dei Templi e dell’Università degli Studi di Milano ripreso dalla stampa locale; nessuna conferma indipendente è al momento disponibile. Si tratta di una condizione comune nelle fasi iniziali di una campagna di scavo ancora in corso, quando i dati definitivi e le pubblicazioni scientifiche di dettaglio arrivano solo a conclusione delle operazioni e dopo l’analisi dei materiali rinvenuti.
Il cantiere di case Montana resta aperto fino alla fine di ottobre, e la direzione scientifica ha annunciato che i prossimi mesi serviranno a consolidare e interpretare quanto emerso prima di una pubblicazione più ampia dei risultati. Il quartiere riportato alla luce diventa nel frattempo un nuovo tassello nella mappa archeologica di Akragas, ad affiancare i templi che hanno reso celebre la valle in tutto il mondo.
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