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Aggiornato alle 21:01 (ora italiana) 7 nov 2026

Esteri e Geopolitica · Analisi venerdì 16 ottobre 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

A un anno dalla tregua, oltre cento ong denunciano una Gaza ancora sotto attacco

Più di cento organizzazioni umanitarie, tra cui Amnesty International e Oxfam, segnalano attacchi israeliani pressoché quotidiani dall'entrata in vigore del cessate il fuoco del 10 ottobre 2025, mentre l'80% delle strutture della Striscia resta danneggiato o distrutto.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di hosnysalah su Pixabay

A un anno dall’entrata in vigore del cessate il fuoco tra Israele e Hamas, firmato il 10 ottobre 2025, oltre cento organizzazioni umanitarie — tra cui Amnesty International, il Norwegian Refugee Council, Save the Children e Oxfam — hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui definiscono la tregua «esistente solo sulla carta». Lo riporta Amnesty International nel proprio comunicato.

Secondo la coalizione di ong, gli attacchi israeliani nell’enclave avrebbero ucciso più di 1.400 palestinesi, tra cui almeno 327 bambini, nel corso dell’anno trascorso dall’annuncio dell’accordo. Un reportage sul campo pubblicato da The New Humanitarian riporta invece che Israele avrebbe continuato a condurre attacchi quasi quotidiani, con un bilancio di quasi 1.500 morti nello stesso periodo. Le due cifre, diverse tra loro, provengono da fonti distinte e vengono qui riportate così come pubblicate, senza che il dossier disponibile ne consenta una riconciliazione.

Sul piano materiale, la coalizione di ong segnala che oltre l’80% di tutte le strutture della Striscia risulta danneggiato o interamente distrutto, mentre il 65% della popolazione vive ancora in tende. Sotto il profilo territoriale, le truppe israeliane occuperebbero direttamente circa il 65% di Gaza, lasciando circa 2,1 milioni di palestinesi stipati nel restante 35% del territorio.

«La responsabilità non può essere spazzata via sotto le macerie» (trad. dall’inglese) — Agnes Callmard, segretaria generale di Amnesty International

La dichiarazione congiunta arriva un anno dopo un accordo che, all’epoca, era stato presentato come la fine delle ostilità nella Striscia. I dati raccolti dalle organizzazioni firmatarie — sulle strutture distrutte, sulla popolazione sfollata nelle tende e sui civili uccisi nei mesi successivi alla firma — compongono il quadro di una tregua che, secondo chi l’ha monitorata sul terreno, non ha fermato né la distruzione né le vittime. Resta da vedere se la pressione di oltre cento organizzazioni internazionali porterà a un cambiamento nell’applicazione dell’accordo nei prossimi mesi.

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