L'inflazione Usa oltre le attese affonda il tech asiatico, Kospi giù dell'8%
Il dato sui prezzi al consumo statunitensi di settembre, superiore alle stime, ha innescato una nuova ondata di vendite sui titoli legati all'intelligenza artificiale in Asia, mentre il petrolio torna a salire dopo i nuovi attacchi Houthi.
Una nuova ondata di vendite ha colpito i titoli tecnologici legati all’intelligenza artificiale in Asia, facendo scendere il Kospi sudcoreano dell’8% e il Nikkei giapponese del 5%. Lo riporta Il Sole 24 Ore, che collega il crollo ai nuovi dati sull’inflazione statunitense diffusi nelle ultime ore.
L’indice dei prezzi al consumo Usa di settembre ha registrato un incremento dello 0,6% su base mensile e del 3,7% su base annua, superiore al 3,6% atteso dagli analisti; la componente core si è attestata al 2,6% annuo, secondo i dati del Bureau of Labor Statistics ripresi da Borse.it. Un dato superiore alle previsioni che ha spinto i mercati a rivedere al rialzo le aspettative sulle prossime mosse restrittive della Federal Reserve.
Secondo Il Sole 24 Ore, la lettura prevalente tra gli operatori è che «l’inflazione morde» e che i tassi resteranno alti più a lungo del previsto; l’euro, in questo contesto, si mantiene sopra 1,12 dollari. A complicare il quadro contribuisce anche il fronte energetico: il greggio è tornato a salire dopo i nuovi attacchi annunciati dagli Houthi, in un clima di tensione geopolitica che si somma alle pressioni sui tassi.
La combinazione di inflazione sopra attese e tensioni sul petrolio sta quindi colpendo in modo particolare i titoli più esposti alla narrativa di crescita legata all’intelligenza artificiale, che nelle ultime settimane avevano sostenuto buona parte dei rialzi delle borse asiatiche. Il calo a doppia cifra percentuale sfiorato dal Kospi segnala quanto il comparto resti sensibile a ogni segnale di revisione delle attese sui tassi americani.
Resta da vedere se la correzione asiatica si trasferirà anche sui listini europei e statunitensi nelle prossime sedute, in una fase in cui il mercato deve digerire contemporaneamente un dato sull’inflazione più alto del previsto e un prezzo del petrolio in risalita per ragioni geopolitiche distinte da quelle puramente macroeconomiche.
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